Vandali in Sardegna

Le fonti documentarie sono scarse ed è pertanto l'archeologia che fornisce gli strumenti per ricostruire la storia sarda nel secolo della conquista vandalica. La continuità dei flussi commerciali con Roma e con l'Africa settentrionale indica che il tessuto economico tardoromano si mantenne vitale. Le città costiere non perdono la loro importanza. Il territorio deve però riorganizzarsi secondo nuove coordinate, dettate dalla presenza cristiana.

Nel IV e nel V secolo si registrano notizie relative ai primi martiri e ai primi vescovi sardi. La presenza cristiana si intensifica all'arrivo dei Vandali e prosegue nei quasi cinquecento anni di controllo bizantino, iniziato nel 534 con la riconquista della Sardegna da parte di Giustiniano.

Nel 484 partecipano al concilio di Cartagine cinque vescovi sardi: Lucifero di Cagliari, Vitale di Sulci (Sant'Antioco), Martiniano di Forum Traiani (Fordongianus), Bonifacio di Sanafer (forse Cornus, presso Cuglieri) e Felice di Turris Lybissonis (Porto Torres). Nei decenni successivi l'acuirsi delle tensioni fra il clero cattolico e quello ariano introdotto dai Vandali determina l'esilio in Sardegna di un gruppo di vescovi fedeli alla Chiesa di Roma. Fra questi è Fulgenzio di Ruspe, che fonda a Cagliari un monastero presso la basilica di San Saturnino.

L'archeologia permette di documentare anche in Sardegna la presenza del più antico tipo di chiesa cristiana, la basilica a pianta longitudinale elaborata a Roma al tempo dell'imperatore Costantino. Chiese a tre navate del V-VI secolo, con abside a ovest o a est, sono state individuate a Cornus, Tharros, Nora, Porto Torres e Donori.
Il monastero cagliaritano di Fulgenzio diventa un attivo centro di cultura e in generale l'attività dei vescovi africani favorisce la cristianizzazione delle zone interne dell'isola, come documentano i diversi casi di chiese rurali provviste di battistero.