Cori e suggestioni alla Setmana Santa de l'Alguer

Cori polifonici di molte cittadine della Sardegna e dalla stessa Alghero ai riti del Venerdì Santo, ma anche del Giovedì e della Domenica di Pasqua. Gruppi di 20 o 30 elementi da Bonarcado, Tempio Pausannia, Ozieri, Usini creeranno l’atmosfera giusta per la Settimana Santa più “spagnola” dell’isola.

La Setmana Santa de l'Alguer (La Settimana Santa di Alghero, in Sardegna), è un rito che si ripete immutato da lunghi secoli, che conserva prepotentemente l'impronta catalana, il segno di un carattere e di un'origine custoditi gelosamente dalla città. Dal 18 al 23 marzo, giorno di Pasqua, Alghero, unica isola linguistica e culturale catalana d’Italia, ritrova anche quest’anno nei riti della Settimana Santa tutta la sua identità. È una celebrazione di fede popolare, espressa attraverso l’immagine di autentica festa barocca, che riempie i vicoli stretti e scuri della città medioevale, illuminati dai riflessi di migliaia di fiaccole rosse che sfilano lente in processione.

Il programma è denso di appuntamenti . Inizia questa sera alle 19.30 con la Processione dell’Addolorata che parte dalla Chiesa di San Francesco e arriva alla chiesa della Misericordia. Di particolare suggestione è la Processione dei Misteri di Martedì Santo (ore 19.30). Le notti della splendida cittadina affacciata sul Mediterraneo sono lo scenario di processioni solenni, curate dai “Jermans Blancs” della Confraternita della Misericordia. Qui sfilano in costume d’epoca le Confrarìas di incappucciati, che arrivano da tutta la Catalogna per rendere omaggio al Cristo di Alicante, il prezioso simulacro che rappresenta i riti algheresi. Consegnato alla città dal naufragio del veliero Santa Maria di Montenero nel 1606, partito da Alicante e diretto a Genova, il Cristo è un opera lignea dalle braccia mobili di squisita fattura spagnola datata alla fine del Cinquecento.

Il simulacro è protagonista della sacra rappresentazione del “desclavament”, il “discendimento” dalla Croce del Venerdì Santo, il 21 marzo. È certamente il momento più atteso dei riti algheresi: dopo la cerimonia di discendimento dalla Croce, eseguita da confratelli chiamati “baroni” e vestiti dell’antico costume siriaco, il simulacro del Cristo viene deposto nel feretro dorato secentesco che la pietà del popolo ha ribattezzato “bressol” (culla) e attraversa il centro storico seguito in processione dai “Jermans Blancs”, dalle confraternite spagnole degli incappucciati, dei fedeli in preghiera. È la celebrazione del funerale di Cristo, e a rappresentare la partecipazione di tutti popoli lungo il cammino dono dislocati i cori di tanti paesi della Sardegna, che portano ognuno la propria tradizione cantata per celebrare la sacralità del rito. Particolare la disposizione dei cori: nella festa barocca algherese si inseriscono tra i silenzi: a chi segue i passi della processione i canti arrivano in perfetta successione, senza soluzione di continuità. I vessilli che aprono la processione riproducono, dipinti, gli strumenti della passione e sono opere d’arte e artigianato originali, datate al 1653.

I fedeli, i visitatori e i turisti che anno dopo anno arrivano a L’Alguer per lasciasi volentieri affascinare da questo prezioso “tresor, un tesoro ancora da riscoprire”, come ha scritto L’Osservatore Romano. La scenografia è degna di un quadro di Velàzquez, e il vero protagonista di queste lunghe notti è il popolo. Se i “Jermans Blancs” sono i custodi della storia, è la gente a tramandare gelosamente la memoria, la cultura non scritta, che è ancora viva in quest’angolo di Sardegna catalana. Qui il rito ha ancora il passo pesante del dolore e della sofferenza, la sacralità di un sussurro in chiesa, di un armamentario di memoria che non sa di polvere e ritualità stanca ma di abitudini vive. I riti della Settimana Santa sono organizzati dalla Confraternita della Misericordia, con il patrocinio , del Comune di Alghero, della Diocesi e del Comune di Alghero. I fedeli che accompagnano la processioni sono invitati ad indossare abbigliamento scuro.

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