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I BENI CULTURALI DELLA SARDEGNA
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Età repubblicana

Ales, piazza Gramsci, 1977 Ales, piazza Gramsci, 1977
Made in SardiniaLa rinascita dell'artigianato sardo, nel corso del Novecento, viene spesso interpretata come un ritorno alle radici primitive dell'arte dopo il decadimento causato nei secoli dall'influsso pisano, spagnolo e piemontese.
Cagliari, chiesa dei Santi Giorgio e Caterina, 1957-1964La ricostruzione In Sardegna le operazioni della seconda guerra mondiale si conclusero di fatto con l'armistizio dell'8 settembre 1943 e con il passaggio delle truppe tedesche in Corsica. L'arrivo degli Alleati (attorno alla metà del settembre 1943) e la nomina nel gennaio 1944 del generale Pietro Pinna ad Alto Commissario per la Sardegna, segnavano uno stacco netto rispetto all'anteguerra.
Porto Cervo, hotel Cala di Volpe, 1963L'isola delle vacanze Il boom turistico in Sardegna è rappresentato dalla "vicenda Costa Smeralda" che, su un territorio esteso per circa 50 km tra Arzachena e Olbia, ha innescato un meccanismo di trasformazione totale di luoghi disabitati che per le sue conseguenze ha corrispondenza con quelli della bonifica di Sassu e della fondazione di Carbonia durante il Ventennio.
Gaetano Brundu, Luna Park di periferiaIl rinnovamento dei linguaggi A segnare l'ingresso "ufficiale" in Sardegna dell'arte contemporanea è, nel 1957, la premiazione alla I Biennale di Nuoro, tra accese polemiche, di un dipinto astratto di Mauro Manca. Dietro l'impulso di Manca, direttore dell'Isituto d'Arte di Sassari, e dei giovani cagliaritani del Gruppo Transazionale, l'isola si apre ai linguaggi dell'informale e dell'arte programmata.
Patrimonio culturale della Sardegna