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Le lingue di sostrato

Santadi, Museo Archeologico Comunale, ciotola prenuragica Santadi, Museo Archeologico Comunale, ciotola prenuragica
Quando per effetto di migrazioni o di guerre di conquista una popolazione invade un territorio, solitamente impone la propria lingua e la propria cultura alle genti che in origine abitavano quelle terre.
Per effetto di processi storici di lunga e media durata, il popolo che assimila la nuova lingua tende a mantenere e trasportare alcuni caratteri della vecchia lingua madre nella nuova lingua acquisita.
Questo è il motivo per cui dalla latinizzazione seguita alla conquista romana dell'Europa si sono sviluppate poi numerose lingue romanze con particolarità e unicità locali. Probabilmente l'influsso soprattutto fonetico, ma in qualche caso anche lessicale e sintattico, delle lingue preesistenti ha dapprima condizionato il latino parlato e, successivamente, la nascita della lingua romanza. La lingua originaria è considerata lingua di sostrato, ovvero nel caso della Sardegna quella lingua, o quelle lingue, che preesistevano all'arrivo, imposizione e stabilizzazione del latino. In particolare, si può ipotizzare il paleosardo (o nuragico) e il punico (o fenicio-cartaginese). Secondo Giovanni Lilliu, infatti, con la conquista cartaginese si ruppe l'unità linguistica e nazionale degli abitanti dell'isola, in quanto una buona parte della popolazione delle coste e delle pianure finì per abbracciare la cultura e la lingua semitica.
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