Monica Zuncheddu

Teatro da camera

Nuova edizione del Teatro da Camera, organizzata da Il crogiuolo, centro di intervento teatrale diretto da Mario Faticoni, all’Arco Studio di via portoscalas 17 Cagliari.

Una stagione, questa curata da Rita Atzeri, che rappresenta quasi una sacca di resistenza, in un contesto culturale cittadino e regionale, sempre più difficile da gestire nell’incertezza del diritto dell’erogazione dei contributi e nella certezza dell’onerosità degli obblighi da rispettare per ottenere il riconoscimento pubblico.

Gli otto appuntamenti in cartellone vedono protagonisti alcuni dei protagonisti più importanti, e delle realtà emergenti più interessanti, della scena teatrale isolana. Ciascuno impegnato, fatta eccezione per due riprese, comunque mai o poco rappresentate a Cagliari, con un’opera inedita: dal Nivola di Mario Faticoni e Marco Meloni al “Budino di merda” di via Mentana Teatro passando per la “Risata del cane” di Elio Turno Arthemalle.

Ad aprire la stagione , venerdì 10 ottobre 2014, ore 21, la compagnia Ilos di Lula con “Memorie del tempo di Lula” di e con Elena Musio, Maria Antonia Sedda e Teresa Loi , luci e audio di Gianmario Leoni, regia di Elena Musio.

Lo spettacolo, oltre che da una serie di ricordi d’infanzia delle attrici in scena, trae spunto da una libera trasposizione scenica di “Memorie del tempo di Lula” di Antonio Mura Ena; le storie vengono raccontate in un focolare domestico dove le comari si riuniscono, traendo spunto dalla tradizione popolare dei ”Contos de foghile” propri della cultura sarda, come di tante altre, sia in Italia che in tutta Europa. Il tempo è quello in cui il focolare domestico non era stato ancora soppiantato dalla TV, e la famiglia si riuniva per sentire le storie, in genere raccontate dai più anziani del gruppo, che parlavano di tempi lontani, assumendo una dimensione quasi epica. Storie che in genere si riferivano a fatti accaduti, ma che con il passare degli anni assumevano una dimensione fantastica, soprattutto per i bambini che le ascoltavano incantati. Storie che, in genere, avevano sia una funzione di intrattenimento, che educativa e che si tramandavano oralmente, e spesso amplificate, di generazione in generazione. Lo spettacolo non vuole essere semplicemente un nostalgico ricordo del bel tempo che fu, ma una occasione per rivivere delle atmosfere che molti di noi hanno assaporato soltanto da bambini, e molti di più non le hanno mai conosciute. I racconti delle comari ci riportano ad un tempo in cui l’uomo non era straniero nella natura che frequentava, e la sua conoscenza, della stessa natura e delle sue manifestazioni, era perlopiù empirica, pratica, diretta, e non mediata da testi e descrizioni teoriche. Riti di iniziazione, di una piccola comunità educante, che rievocano le difficoltà, dei protagonisti, dell’affrontare il mondo e l’esperienza, spesso dolorosa, del “vivere”. Per meglio riportare le suggestioni descritte nel libro, le storie sono state adattate e tradotte dall’italiano al sardo, valorizzandone ancor più il sapore antico e naturale. Protagonista vero, dello spettacolo, è quella piccola nostalgia e quel ricordo che ci sovviene, di quella particolare atmosfera che si può respirare solo in quel particolare tempo della nostra giovinezza.

Il 24 ottobre 2014, ore 21, protagonisti i padroni di casa con GRAFFIO GENTILE
Concerto di parole suoni e immagini su Costantino Nivola, di Mario Faticoni e Marco Meloni, con Mario Faticoni, produzione Il crogiuolo.
Serata affettuosa verso un grande artista, un grande uomo, un grande sardo.
Fra i tanti che hanno maggiori credenziali per parlare di questa grandezza, Marco ed io, umili artigiani, raccontiamo da angoli diversi la nostra piccola esperienza con lui, Marco con la sua tesi di laurea visiva e musicale concepita in occasione di una mostra, io con l'intervista neyorchese del '78, da cui la pubblicazione di Am/d Svegliatevi Sardi!, e con la lettura di suoi pensieri affidati alla Galleria Duschamp. Nel concerto si vedono scorrere immagini delle sue opere in mostra, di lui nella villa-atelier di Long Island e della New York del '78, si sente la musica di Marco Meloni, si ascoltano le idee del Maestro, si fa l'incontro con un poeta, una personalità tenera offesa dagli insulti alla propria terra e al proprio tempo. Un artista umanista che reagisce gentilmente, garbatamente, a volte con arguto senso del comico, alla volgarità e alla stupidità che incontra sulla sua strada, ad Ales, a piazza Satta, a Ottana. Una dolcezza, una bontà, una pazienza tipica dell'utopista rivoluzionario, un'idea di uomo che, “messo nella condizione naturale, è capace di manifestare il suo lato positivo”. Brivido di decrescita raccolto quarant'anni dopo, denuncia profetica. Ambiente, paesaggio, senso estetico, limiti dello sviluppo, provincialismo, infatuazione verso l'esterno, disamore verso la propria terra, invidia, rozzezza, crudeltà, insensibilità estetica.

Su tutto la leggerezza: “ ragazzo che fa vela a scuola..lucertola al sole..rondine..”.

Il 31 ottobre 2014, ore 21, JENIN (Un campo palestinese), libero adattamento da Tahar Ben Jelloun, letture di Monica Zuncheddu.

Monologo interiore di una madre palestinese che emerge dalle rovine del campo profughi di Jenin in cui ha perso la sua famiglia. Ciò che rimane dall'attacco di carri armati, elicotteri e bulldozer è sempre la distruzione totale, il buio... La donna vaga in quello che si potrebbe definire un “deserto interiore” ed è qui che aggirandosi nel “luogo del nulla” lo smarrimento del sé fa da padrone. Senza meta, in un scenario che si potrebbe definire quasi onirico, vive un incubo che non dà spazio alla speranza. Cerca tra le macerie tracce di vita e quando trova una scarpa da bambino, una fotografia, una chiave, una pietra... la donna staglia un grido di dolore contro questa umanità disumanizzata ridando, con un canto elegiaco, un vissuto a questi oggetti attraverso le voci di coloro a cui appartenevano. Un canto elegiaco... un canto impotente.

Aprile 2002, Israele lancia l'operazione “scudo di difesa” in risposta ad attentati suicidi. Il campo ospitava 14 mila palestinesi in pochi chilometri quadrati. Fu un massacro senza precedenti che colpì numerosi civili indifesi: donne, vecchi e bambini. Più di un quarto dei profughi, che già vivevano in condizioni pessime, si trovarono le case distrutte o inagibili.

Il 7 novembre 2014, ore 21, LA RISATA DEL CANE, da un racconto inedito di Elio Arthemalle, letture di Felice Colucci, Emanuela Lai, Elio Turno Arthemalle, produzione Teatro Impossibile.

Un uomo cambia nome e decide che l’unica strategia di lotta politica possibile sia il Caos; un’attrice si avvita nella sua coerenza fino a rimanerne schiacciata; un vecchio si insinua nelle vite altrui accompagnandosi con un cane quantomeno sinistro; un principino e uno spazzacamino scappano da una fiaba e si trovano scaraventati in una città; un uomo dai linguaggi camaleontici vive per dare consigli al prossimo; una ragazzetta vaga alla cieca con un vassoio pieno di cacca. Ogni storia cammina per la sua strada, e ciascuna ha un suo codice linguistico. I personaggi si ritroveranno, alla fine, tutti assieme. Tutte le vicende si concluderanno nello spazio ristretto di un bar affollato. E non sarà piacevole.

Il 21 novembre 2014, ore 21, IL MIO DESIDERIO SOLTANTO Esecuzione orale, tratto da Pentesilea di Heinrich Von Kleist, di e con Monica Serra, produzione micro fratture Teatro.
“...meglio essere polvere, che una donna che non seduce.”
E' un'immagine potente quella che Kleist ci restituisce all'inizio del XIX secolo.
Non poteva venir proposta un'immagine più sconcertante della psiche di una donna al pubblico del tempo, chiuso nella sua morale castigatissima come in uno stretto corpetto femminile. Il pubblico reagì con stupore e fastidio, se non addirittura con autentico ribrezzo. E' solo intorno al volgere del secolo, incominciarono a levarsi voci che finalmente elogiavano la Pentesilea: passione dionisiaca, guerra tra i sessi, psicopatologia; e la consacrazione si compì.

Pentesilea è la donna virile, temeraria e delicata come una fanciulla, è l'usignolo di Temiscira e la cacciatrice scatenata, la figlia ubbidiente e la ribelle, coerente al sacrificio in nome di ciò che si ama veramente. Il dolore per essere un'Amazzone, costretta a procurarsi l'amore con la guerra, a non poter sedurre se non che le armi, si mescola al suo fortissimo desiderio di voler sedurre, al desiderio di sottomissione per amore, intollerabile per l'ordine costituito dello Stato amazzonico. E si lascia travolgere dall'attrazione sessuale. Pentesilea condannata al fascino del male “passionale”: sconfitta da Achille e dunque ferita nel suo onore di guerriera e regina, divenuta preda di una passione che il ritegno non riesce più a governare, si abbandona a una disperazione dionisiaca. Omicida – cannibale – suicida, per amore e solo per amore, essere amata e amare. L'erotismo del cuore che porta alla devastazione dell'animo: amore/morte, amore/orrore. E l'orrore è là, non si può tornare indietro, ma la sacralità della passione merita rispetto. Anche dinanzi all'orrore, nella sua tragica cecità, deve esserci data la possibilità di trovare un lato umano.

Ancora una prima il 28 novembre 2014, ore 21, con LE CONFESSIONI DI UNA SINGLE
di Enzo Parodo e Anna Pia, con Anna Pia, regia Enzo Parodo, produzione La maschera.

Una carrellata di situazioni comico satiriche con al centro una donna, alla soglia dei 50 anni, che cerca una ragione del suo essere single. Spettacolo comico.
Il 4, 5, 6 dicembre 2014, ore 21 ed il 7 dicembre 2014, ore 19, UN BUDINO DI MERDA
liberamente tratto da “Closet Madness” di M. Schisgal, con Marcello Armellino e Gianfranco Cudrano, adattamento e regia Giuliano Pornasio e Irene Pala, produzione via Mentana Teatro.

Un intrigo, una situazione non chiara che nella sua accezione positiva provoca interesse, coinvolge e attrae. Esso incarna in sé numerose sfumature spesso contrastanti tra loro: voler scoprire con leggerezza un nuovo rapporto, sconosciuto, forse proibito, il tutto per superare la crisi, per non essere più soli.

E se dunque, nella loro esperienza, i rapporti uomo-donna falliscono, allora perchè non provare un rapporto uomo-uomo? Con tutto ciò che comporta: scoperta, curiosità, paura, imbarazzo.

Una relazione confusa, alla ricerca di sé e dell'altro, ma con curiosità, pudore sì ma privi di
pregiudizi perchè tutto si svolge in una situazione protetta, lontano da occhi e orecchie indiscrete.
Il gioco del teatro permette di indirizzare un focus preciso nel salotto di Alan, in cui si dipana la storia dei nostri personaggi. Uno spiare che porta lo spettatore a diventare parte integrante dell'intrigo, coinvolto e attratto dall'idea che i protagonisti trovano per superare la crisi! Funzionerà?
Sarà una soluzione risolutiva? O sarà a quel punto lo spettatore stesso ad entrare in crisi, proiettando le proprie emozioni e idee?!

Chiude la stagione il 28 dicembre 2014, ore 19, IL PRINCIPE FELICE, di Oscar Wilde
adattato, diretto e interpretato da Fausto Siddi, arrangiamenti e musiche dal vivo di Giorgio Deidda, disegni di Silvia Argiolas, assistente alla regia Roberta Locci

Il Principe Felice di Oscar Wilde è una favola etica che insegna a guardare le cose del mondo nel profondo, da un punto di vista d’insieme, contrapponendosi al modello individualista dei nostri giorni.

Felicità, amore incondizionato, compassione e sacrificio sono i temi portanti del racconto, che “regalano” al bambino un sincero coinvolgimento emotivo indicando la strada per una possibile educazione sentimentale.

Indirizzato ai bambini dai 5 ai 11 anni, ma godibile da chiunque, lo spettacolo della durata di circa 50 minuti è costruito sull’interazione dal vivo tra un attore e un musicista e la visione in contemporanea di un’opera pittorica.

Il risultato è uno spettacolo di forte partecipazione emotiva, semplice nel linguaggio e
poetico nella forma, che lascia al bambino lo spazio necessario per costruire, attraverso la sua immaginazione, un personale mondo narrativo: esattamente come fanno i libri.

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