Costantino Nivola, Madre Mediterranea

Divina Creatura

"Insegnami, divina creatura, quel che debbo pensare e quel che debbo dire. Spiegate al mio rozzo intelletto, pieno d'errori, debole, leggero e superficiale, il senso dell'enigma, nascosto nelle vostre parole." (W. Shakespeare - La commedia degli equivoci)

"Entità che incarna la totalità del cosmo come unica fonte di vita e nutrimento del corpo e della mente. Simbolo della natura nei suoi aspetti positivi e negativi dalla connotazione fortemente ambivalente, la figura femminile nella società primitiva viene idealizzata e trasfigurata verso una dimensione ultraterrena, così come testimoniano i rinvenimenti di innumerevoli Madri o Veneri. Frequentemente colpite e graffite con simboli di rinascita, rigenerazione e trasformazione come labirinti, reticolati e motivi a zig zag. Benevola e terrifica, signora di vita e di morte, secondo Jung è proprio la Grande Madre a rientrare nella simbologia più vasta e peculiare dell'archetipo femminile la cui supremazia dal neolitico perdura per millenni e col passare del tempo e lo spostamento dei popoli assume diverse personificazioni. In Egitto diviene Iside, in India Durga, Gea in Grecia, Astarte nel mondo fenicio, Mater Matuta tra le popolazioni etrusche, Lilith per gli ebrei e così via. La Grande Madre possiede una quantità infinita di aspetti, sostiene lo psicanalista e aggiunge: la magica autorità del femminile, la saggezza e l'elevatezza spirituale che trascende i limiti dell'intelletto; ciò che è benevolo, protettivo, tollerante; ciò che favorisce la crescita, la fecondità, la nutrizione; i luoghi della magica trasformazione, della rinascita; l'istinto o l'impulso soccorrevole; ciò che è segreto, occulto, tenebroso; l'abisso, il mondo dei morti; ciò che divora, seduce, intossica; ciò che genera angoscia, l'ineluttabile.

L'evoluzione di questa figura fondamentale conferma l'origine matriarcale delle civiltà antiche fino all'avvento del culto cristiano che cancella la concezione della Grande Madre per trasferirne gli archetipi nell'entità della Vergine. Divina creatura, figura angelica intermediaria tra Dio e l’uomo, in epoca medievale la donna diviene motivo di trascendenza e d'ispirazione creativa ad iniziare da Beatrice che tanto gentile e tanto onesta pare, sublimazione della donna da parte del Poeta che ne cambia la concezione ma in ambito esclusivamente letterario. Fino alla seconda metà dell'Ottocento quando inizia il processo di emancipazione per arrivare all’evoluzione controversa dei giorni nostri. Ogni donna è Lilith senza saperlo, e la potenza matriarcale femminile che da millenni è stata scacciata e demonizzata, e vive allora nel deserto della nostra psiche, nella parte meno coltivata di noi stessi, sostiene l’artista Lilian Lijn.

Ruota intorno alla questione dell'identità femminile, alla dimensione divina e a quella terrena della natura della donna prendendone in esame i diversi aspetti di madre, moglie e compagna, la mostra in questione. Ad iniziare da un nucleo di sculture africane collocabili tra la fine XVIII secolo e il principio del XX provenienti dalla Costa d'Avorio, Camerun e Mali che annovera maschere nuziali, porte della fertilità, maternità e coppie di sposi. Le stesse che Picasso e gli avanguardisti dell’epoca collezionavano per attingere quello stato di purezza e arcaicità che permettesse il superamento di canoni precostituiti. Si prosegue con opere di artisti storici sardi: le Madri di Costantino Nivola e Pinuccio Sciola, la Sacra Famiglia di Maria Lai, le teste di adolescenti di Gavino Tilocca, le bagnanti di Foiso Fois, le Donne di Franco D'Aspro, Mirella Mibelli e Francesco Alpigiano, la Deposizione e le Prefiche di Piergiorgio Gomez; una piccola sezione di Madonne e Madri lignee del XIX e XX secolo; un nucleo d'opere di giovani artisti come Giuliano Sale, Silvia Argiolas, Alessio Onnis, Veronica Gambula, Monica Lugas, Giorgia Atzeni e Maria Cristina Madau che restituiscono la condizione di una femminilità aggressiva, tanto affascinante quanto crudele, talvolta vittima altre carnefice, per concludere con una serie d'opere astratte fondate sul concetto di evoluzione e rigenerazione selezionate per l'ancestralità della rappresentazione da accostare alla scultura africana ad opera di Rosanna Rossi, Salvatore Garau, Simone Dulcis e Gabriella Locci.

Una mostra costituita da sessantasette opere di scultura, pittura e grafica - provenienti da collezioni private sarde - indagano la complessità dell'universo femminile in continua mutazione, una visione della donna tra passato e presente attraverso le sue declinazioni più complesse come la maternità e il rapporto con l'altro sesso. Uno sguardo alla dimensione femminile che si spinge oltre la seduzione del corpo per accostarsi ad aspetti più profondi e svelarne la connotazione ambivalente. Tra luce e ombra, creazione e distruzione per confluire in un processo di rigenerazione e rinascita. Grande forza primordiale della natura femminile. Energia che guida il mondo e crea la vita." (Roberta Vanali)

Gran finale per la mostra lunedì 4 maggio alle ore 19:00: l’esposizione festeggia la chiusura con una lettura di poesie di poetesse cubane, affidate all’attore Elio Turno Arthemalle.

La mostra è organizzata dall’associazione IdeeArte e dal Laboratorio 168 ed è visitabile dal lunedì al sabato dalle 18.30 alle 20.30.

Dal 17 aprile al 4 maggio 2009
DIVINA CREATURA
a cura di Roberta Vanali
Galleria Laboratorio 168
Orari: dal lunedì al sabato ore 18:30 - 20:30

Contatti
Laboratorio 168
Via Mameli, 168 - 09123 Cagliari
tel. +39 338 6439548

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