Giuseppe Biasi, Fanciullette in fiore

Varietà arborensi

Rispetto alla presenza nel sardo di un'area dialettale che sfugge alla classificazione scolastica del campidanese e logudorese si sono pronunciati studiosi illustri, primo fra tutti Vittorio Angius, seguito recentemente da Antonio Sanna, Giulio Paulis e Maurizio Virdis.
A prescindere dalla sua origine storica, tra le due principali tendenze dialettali della lingua sarda si è sviluppata una zona di transizione che ha assunto, con caratteri diversi da zona a zona, una morfologia e un trattamento lessicale originale, mischiando quello delle principali varianti. La fonetica e il vocalismo in genere sono quelli del logudorese. Alcuni tratti discendono invece dal campidanese. In particolare, in riferimento alla storia, si rintraccia questo tipo di lingua negli atti e documenti prodotti nel giudicato di Arborea in epoca medievale. Sia da alcuni Condaghi sia, in misura maggiore, dalle prime trascrizioni della Carta de Logu, risulta evidente l'autonomia di una varietà della lingua che conserva caratteri, mantenuti fino ai nostri giorni. Attualmente questa "zona grigia" dialettale si attesta particolarmente nella parte settentrionale e centrale della provincia di Oristano (Guilcer, Barigadu, Sarcidano), in alcune parti della provincia di Nuoro (Barbagia di Belvì e Mandrolisai) e nelle parlate dell'Alta Ogliastra che hanno avuto comunque uno sviluppo originale rispetto alle zone arborensi. Un termine sardo per indicare questo particolare esito delle varianti è "limba de mesania".