Giovanni Marghinotti, Festa campestre in Sardegna, 1861

Varietà campidanesi

Ogni classificazione è sempre arbitraria, ma in Sardegna all'interno dei dialetti propriamente sardi la prima e fondamentale divisione riguarda lo spazio linguistico settentrionale, in cui è parlato il logudorese, e quello meridionale, in cui è parlato il campidanese.
Le differenze tra le due grandi famiglie dei dialetti sardi sono più apparenti che sostanziali, in quanto si riscontra una sostanziale unità linguistica e sintattica. Non sono certissimi neanche i confini tra le due aree in quanto esiste un'area mediana dove esistono parlate che manifestano esiti contemporanei del logudorese e del campidanese. Da Wagner in poi si suole indicare nei dialetti dell'area campidanese (che comprende grosso modo anche il Sulcis, il Sarrabus, la Trexenta, la Marmilla, parte dell'Ogliastra e il Sarcidano) quelli che sarebbero stati maggiormente trasformati dal contatto innovativo con il pisano e il toscano nel medioevo. In particolare: la palatalizzazione delle occlusive velari, esemplificata dal tipo "čéntu", e l'esito italiano delle labiovelari, come mostra il tipo "ákwa"). Tali conclusioni sono messe in discussione da nuovi studi che farebbero derivare le differenze dai tempi diversi della latinizzazione. Le varietà campidanesi sono caratterizzate dall'articolo plurale unico "is", dall'infinito della prima coniugazione in "ai" (andai, torrai, giogai), dalle uscite della seconda e terza coniugazione in "iri".