Sorradile, chiesa di San Sebastiano, 1636 - 1642

Architettura manierista e barocca

Il processo di centralizzazione e controllo della vita pubblica avviato da Filippo II di Spagna segnava la fine delle prerogative e dell'autonomia amministrativa di origine medievale, di cui l'isola aveva continuato a godere durante l'età catalano-aragonese.

La storia dell'architettura in Sardegna tra XVI e XVII secolo è perciò caratterizzata da una committenza essenzialmente conservatrice, rappresentata soprattutto - se si escludono pochi feudatari, gli Ordini religiosi e alcuni ricchi mercanti dei centri urbani maggiori - da un clero arretrato e da una borghesia minuta, costituzionalmente restia a ogni novità che potesse indebolire il legame con la tradizione e, quindi, con la storia in cui essa aspirava ad entrare.
È emblematica di un nuovo orientamento in senso italiano la costruzione a Cagliari della chiesa di Sant'Agostino nuovo (1577-80) che introduce un senso dello spazio rinascimentale nella sua pianta a croce latina, nei suoi ornati classici e nella sua cupola.

Tuttavia nel resto dell'isola all'estetica classicistica venne riservato un ruolo marginale e la penetrazione delle novità rinascimentali non comportò in Sardegna alcuna rivoluzione stilistica ma avvenne attraverso un processo lento di simbiosi e ibridazioni ancor più discontinuo nelle aree periferiche, dove il linguaggio tardogotico si prolungò almeno sino alla metà del Seicento.
Relegato soprattutto alle aperture e alle soluzioni ornamentali delle facciate, il Classicismo rielaborava le strutture gotiche dando vita a opere modeste ma ugualmente originali, come nel suo insieme la parrocchiale di Nughedu Santa Vittoria, che prospetta su un'ampia piazza della quale costituisce lo scenografico fondale architettonico.

Alla fine del Cinquecento, l'impianto da Sassari della chiesa gesuitica di Gesù e Maria, oggi di Santa Caterina, traduce per la prima volta in Sardegna il linguaggio liturgico controriformistico codificato durante il Concilio di Trento (1545-1563) e ampiamente utilizzato dalla Compagnia di Gesù. L'esigenza di disporre di un edificio dotato di uno spazio unitario, nel quale l'attenzione dei fedeli si concentrasse verso l'altare maggiore, aveva portato infatti all'elaborazione di un nuovo modello ecclesiastico, per la prima volta codificato nella chiesa del Gesù a Roma (1568 circa), progettata dall'architetto Jacopo Barozzi da Vignola in collaborazione con Giovanni Tristano. La chiesa sassarese riprende il modello del Gesù, sia nell'impianto strutturale sia nella valenza simbolica degli elementi architettonici, differenziandosi tuttavia per alcune soluzioni originali adottate in corso d'opera.

Agli inizi del Seicento si accendeva nell'isola un'aspra polemica tra gli arcivescovi di Sassari e Cagliari che si disputavano il titolo di primate delle Chiese sarda e corsa. Polemica che, aldilà del significato politico, svolse un ruolo non secondario nel processo di assimilazione delle tendenze artistiche barocche, importate dai padri della Compagnia di Gesù e dagli ingegneri militari giunti nell'isola per la realizzazione di opere di fortificazione e difesa.
A Porto Torres come a Cagliari, l'"invenzione dei corpi santi", cioè il ritrovamento delle reliquie dei martiri, la cui quantità e sacralità avrebbero legittimato la supremazia isolana di una delle due arcidiocesi, determinò in tempi diversi l'adeguamento barocco delle tradizionali sedi di culto e la ristrutturazione delle rispettive cattedrali. A Cagliari i lavori iniziano nel 1615 per volontà dell'arcivescovo Francisco De Esquivel, che sotto il presbiterio della cattedrale di Santa Maria di Castello fece scavare la cripta dei martiri, destinata ad accoglierne le reliquie in ambienti rutilanti di marmi colorati alla moda barocca. Seguono, fra il 1669 e il 1674, la ristrutturazione della stessa cattedrale cagliaritana, che assume le forme tardomanieriste che ancora oggi conserva, e quella della cattedrale turritana, San Nicola di Sassari, conclusa agli inizi del Settecento con l'esuberante facciata ricchissima di decori scultori di tipo tardobarocco.