Spazi urbani e architetture monumentali

L'arrivo dei Fenici in Sardegna è testimoniato dalla comparsa di un'importante novità di natura architettonica: la fondazione delle città.
La civiltà nuragica infatti, benché avesse avuto intensi e continuativi contatti con civiltà coeve (come i Micenei) che proprio sul modulo insediativo urbano avevano fondato la propria identità politica, sociale ed economica, scelse come formula abitativa il villaggio.
Le città fenicie, dislocate prevalentemente (ma non esclusivamente) sulle coste sarde, introducono nell'isola gli schemi urbani della madrepatria e, con essi, le formule edilizie.
Sotto questo profilo, la principale innovazione rispetto agli schemi edilizi praticati in età nuragica è rappresentato dal passaggio dalla pianta circolare, tipica della cultura nuragica (ad eccezione dei templi a "megaron") a quella rettangolare.

Mutano anche le strutture funerarie. Assistiamo infatti alla realizzazioni di vere e proprie necropoli e di quelle speciali aree funerarie denominate "tofet", spazi destinati alla sepoltura dei bambini morti nei primissimi anni di vita (o sacrificati, secondo una tesi che però incontra sempre minor consenso fra gli studiosi).
Di particolare rilievo inoltre l'introduzione da parte dei Punici della tecnica muraria denominata "a telaio", il cui utilizzo perdurò a lungo non solo in età romana ma anche nei primi secoli del medioevo.