Storia dell'evento

Le celebrazioni della Settimana Santa ad Iglesias, come nel resto della Sardegna, risalgono alla fine del Seicento e risentono profondamente della dominazione spagnola nel Paese. A partire dal nome della città - Iglesias - che significa "Chiese", passando attraverso le volte gotiche della Cattedrale di Santa Chiara, fino ad arrivare al suo sodalizio più antico, l'Arciconfraternita del Santo Monte, organizzatore degli appuntamenti religiosi, l'influsso spagnolo è ovunque vivo.
In particolare l'Arciconfraternita del Santo Monte è regolata da antiche consuetudini per lo più rimaste immutate nel corso dei secoli. La confraternita del Santo Monte nasce nel Cinquecento e nel 1616, per bolla di papa Paolo V, viene elevata ad Arciconfraternita.

Dalla sua istituzione e fino al 1850 si occupa dell'assistenza ai condannati a morte e ai malati dell'ospedale di San Michele. Tuttora si occupa dei bisognosi.
I membri dell'Arciconfraternita, i Germani (dallo spagnolo hermano, fratello) venivano in orgine reclutati tra la classe nobiliare cittadina. Oggi come in passato vestono un abito bianco, inamidato, decorato con fiocchi neri, il cappuccio (sa visiera) copre il volto durante le processioni in segno di umiltà e viene sollevato all'interno delle chiese.

Gli Obreri del Descenso sono gli unici a partecipare alla processione del Venerdì Santo a viso scoperto tenendo in mano un grosso cero acceso, il cui peso è pari ad una libbra (400 gr.). I Baballotti, invece, in mano tengono la varita (dallo spagnolo vara, bastone, bacchetta), segno di servizio: si tratta di aste di legno con una piccola croce sulla cima (un fiocchetto nero indica il grado d'importanza del confratello).
La prima carica all'interno dell'organizzazione è il Conservatore (viene aiutato da un vice, da un tesoriere, da un segretario e da un "sacrista maggiore").