Giovanni Marghinotti, La battaglia di Sanluri

La battaglia di Sanluri

La lunga guerra per il dominio sulla Sardegna tra il regno di Arborea e la Corona d'Aragona, iniziata da Mariano IV de Bas-Serra nel settembre del 1353 e proseguita dai suoi eredi, fu intervallata da brevi periodi di tregua ed ebbe una svolta decisiva nel 1409 con la battaglia di Sanluri, dalla quale l'esercito giudicale uscì pesantemente sconfitto.

Lo scontro avvenne la mattina della domenica 30 giugno nella piana a sud del castello e del borgo fortificato di Sanluri, dove si trovava Guglielmo III di Narbona-Bas (sovrano di Arborea) con il suo esercito di diciasettemila fanti sardi, duemila cavalieri francesi e mille balestrieri genovesi. Nella località che ancora oggi è chiamata "Su bruncu de sa battalla" ("Il poggio della battaglia") gli Arborensi furono investiti al centro dello schieramento dagli ottomila fanti e tremila cavalieri dell'esercito di Martino il Giovane (figlio del sovrano aragonese Martino il Vecchio), meglio attrezzato ed addestrato, e si divisero in due tronconi: la parte sinistra si ritirò fino al rio Mannu, e fu sopraffatta nel luogo che porta il nome di "Su occidroxiu" ("Il macello"); la parte destra si divise a sua volta in due resti: il primo ripiegò a Sanluri ma fu raggiunto e sterminato; il secondo, guidato dal giudice, si rifugiò nel vicino castello di Monreale che resistette all'assalto.

L'episodio della sconfitta segnò la fine del regno di Arborea: nonostante la vittoria riportata sugli Aragonesi il successivo 17 agosto, il 29 marzo 1410 Leonardo Cubello, reggente in vece di Guglielmo III di Narbona-Bas, recatosi in Francia in cerca di aiuti, firmò un documento di capitolazione con il quale cedeva alla Corona d'Aragona quasi tutti i territori del giudicato, riottenendoli in feudo con il titolo di marchesato di Oristano.
Rientrato dalla Francia, Guglielmo III tentò di organizzare nell'isola la resistenza antiaragonese, riportando pure qualche successo, ma finì per accordarsi in merito alla cessione dei diritti sul giudicato, il 17 agosto 1420, per la somma di 100.000 fiorini d'oro.