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Foiso Fois

Foiso Fois (1916-1984) è uno tra gli artisti, forse il più rappresentativo, che nel secondo dopoguerra partecipò al movimento di rinnovamento dell'arte sarda.

Dopo una formazione dapprima come autodidatta durante il soggiorno universitario fiorentino e poi con studi regolari all'Accademia Albertina di Torino, Foiso Fois avverte l'esigenza di allontanarsi da un'arte folklorica e attardata sulla rilettura delle esperienze regionaliste del primo Novecento: orienta così la sua pittura, fin dalla fine degli anni Quaranta, verso una figurazione che racconta la realtà circostante senza rinunciare agli sviluppi linguistici del Moderno. Tale esperienza traccia un solco con gli orizzonti estetici della prima metà del secolo.

Dagli anni Cinquanta, con l'adesione al Neorealismo, il piano pittorico e quello sociale della sua azione si saldano. La capacità di cogliere nel colore la continuità tra le dimensioni decorativa e narrativa, tra il figurativo e l'astratto e la versatilità nel contemperare l'urgenza espressiva con un senso quasi classico della forma ne fanno il capofila dell'arte impegnata isolana. Nella sua pittura la struttura lineare delle composizioni si affida alla forza del colore, con una forte resa comunicativa del soggetto rappresentato. Esemplificative di questo linguaggio "espressionista" sono le opere Scaricatori di porto, La mattanza, Il mattatoio, realizzate nei primi anni Cinquanta.

Convinto della necessità di una azione integrale, Fois opera anche sotto l'aspetto ideologico e quello della organizzazione. Oltre ad allestire numerose mostre indirizzate a dar conto dei fermenti interni ed esterni all'Isola, nel 1951 egli assume la direzione dell'Associazione Provinciale degli Artisti, trasformandola in struttura a carattere regionale finalizzata a tutelare i diritti degli iscritti, promuovere la diffusione dell'arte sarda fuori dei confini isolani, intervenire presso le amministrazioni pubbliche in tutte le questioni riguardanti l'arte.

Sempre negli anni Cinquanta si definiscono meglio gli orizzonti della sua ricerca dall'espressionismo alla scelta di campo neorealista, e ai dipinti si affianca anche una produzione grafica, composta sia da disegni che da litografie e xilografie, nei quali mescola diversi elementi linguistici, dalla resa realistica alle tensioni espressive alla vena romantica.

Interprete convinto dell'ideale del Piano di Rinascita, nel 1957 inizia a dipingere il trittico "La Sardegna verso l'autonomia", di cui porta a compimento le tele con "Eleonora d'Arborea" e "La rivoluzione di Giovanni Maria Angioj. La commistione di passato e presente, di riferimenti alla grande decorazione classica e moderna, conferisce all'opera uno straordinario equilibrio stilistico e ideologico.

Nella seconda metà degli anni Sessanta, Foiso Fois porta avanti la sua ricerca in campo figurativo pur confrontandosi con gli sperimentalismi degli artisti della nuova generazione (Gruppo 58, Gruppo di iniziativa) che indagano nuovi significati nel rapporto tra politica rivoluzionaria e arte progressista tramite linguaggi non figurativi. A partire dagli anni Settanta, complice il calo della tensione politica, sposta il personale interesse sulla natura.

Galleria fotografica
  • Ritratto di Raffaello Delogu, 1949
  • Ritratto di Vittorino Fiori, 1949
  • Ritratto di Salvatore Cambosu, 1951
  • La mattanza, 1951-52
  • Il mattatoio, 1952-54
  • I disoccupati, 1954
  • Colata di cemento, 1955-57






MONOGRAFIE
Foiso Fois
Patrimonio culturale della Sardegna