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I BENI CULTURALI DELLA SARDEGNA
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Strumenti giuridici per la promozione della lingua sarda

L'attuale Statuto Speciale della Regione Sardegna, approvato nel 1948, non fa alcun riferimento all'identità linguistica della Sardegna. I tempi non erano forse maturi perché venisse affrontato un problema del genere.

La coscienza linguistica popolare si "sveglia" soprattutto negli anni Settanta del secolo scorso quando pone il problema a livello politico Antonio Simon Mossa. Ma una proposta di legge di iniziativa popolare del 1978, sostenuta da decine di migliaia di firme, non ottiene risposta dalle istituzioni statali e regionali che nel 1997 con l'approvazione della legge regionale 26. Intanto nel 1990, il nuovo ordinamento delle autonomie locali consente a province e comuni di riconoscere la lingua sarda quale lingua del territorio e dell'istituzione locale.

L'approvazione della Carta Europea delle Lingue, nel 1992, apre nuove prospettive anche in Italia che, nel 1999, approva finalmente la legge n. 482 che inserisce il sardo quale "lingua di minoranza storica" riconosciuta nel territorio nazionale a fianco al catalano, croato, occitano, franco-provenzale, friulano, grecanico, albanese. Ciò in attuazione dell'articolo 6 della Costituzione Repubblicana che affermava già 50 anni prima di tutelare le minoranze linguistiche.

Oggi, in Sardegna, per la tutela della lingua sarda si fa ricorso a una sorta di "combinato-disposto" tra la legge statale 482/99 che si occupa soprattutto di Pubblica Amministrazione (in minima parte di media e scuole), e la legge regionale 26 che si occupa in massima parte di progetti culturali (ma anche di media e sperimentazione scolastica).


Legge regionale 26/1997

Accordo di Programma Quadro Stato-Regione 1999

Piano Triennale RAS – 2005-2007
Patrimonio culturale della Sardegna