L'ottava

Il metro principe con cui si esprimono i poeti "a bolu" è l'ottava, "otada" per le varianti più diffuse del logudorese settentrionale culla della versificazione orale. Come suggerisce la stessa parola, il componimento è formato da otto versi rimati variamente tra loro. Ognuno di questi deve essere endecasillabo, ovvero si devono contare undici sillabe, che equivalgono a undici emissioni di voce.

La conta delle sillabe in sardo è molto fluttuante e diversa dall'italiano, lingua standardizzata e letterariamente artificiosa che ha dunque strutture di trascrizione scritte più rigide. Si deve certamente a Girolamo Araolla, alla fine del 1500, l'introduzione nell'isola di un metro colto che andava per la maggiore nell'Italia di quel periodo. Tra le motivazioni del successo dell'ottava ci sono certamente la non eccessiva lunghezza, la facilità della rima, la possibilità dell'argomentare, l'efficacia apodittica del distico finale costituito da due versi successivi in rima baciata.

I sei versi precedenti rimano tra loro in modo diverso: incrociato o alternato secondo lo schema A/B/B/A/A/B/CC o A/B/A/B/A/B/C/C e con altre minime varianti.
Ecco un esempio di carattere alternato in una famosa ottava (che riecheggia stilemi gia presenti in Peppino Mereu) del poeta di Laconi, Franciscu Lai, tratta dal suo poema dedicato a Sant'Ignazio ripubblicato recentemente dalla Domus de Janas editore di Selargius.


A/ Pustis chi sa distrutta Valentina
B/ As cun vista pietosa cuntempladu
A/ Olvida totu e cun megus cammina
B/ Sempere in d'unu pianu profumadu.
A/ Ecco suta un'altissima collina
B/ Làconi finalmente presentadu
C/ Chi paret chi ti nerzat cun s'incantu
C/ Frimma, frimma su pè ch'est logu santu.

A = rima in "ina" B = rima in "adu" C= rima in "antu"