La gara campidanese

Particolarmente interessante e affascinante è il mondo che ruota intorno alla poesia estemporanea definita "campidanese". Tale espressione artistica, diffusa oggi solo in alcuni comuni del Campidano di Cagliari e del Sulcis-Iglesiente, anche se ha in apparenza molti punti di contatto con quella "logudorese", è in realtà molto diversa. E la differenza non la fa la diversa lingua che viene impiegata.

In realtà la gara campidanese è un gioco metrico-poetico di estrema e raffinata arte difficile da comprendere e maneggiare per la massa. Infatti, secondo quanto ha scritto l'etnomusicologo Paolo Bravi, il pubblico delle gare è composto da un gruppo ristretto di appassionati che si spostano di paese in paese pur di seguire la gara. Ciò è dovuto a una storia influenzata anche dalla complicata artificiosità del "mutetu a otu peis" che viene solitamente utilizzato dagli artisti. Esso si divide in due parti: "sa sterrina" e "sa cobertanza" che sono variamente intrecciate tra di loro. Il tema, "su fini", è sempre trattato sotto metafora e non deve essere rivelato troppo presto, pena il giudizio negativo del pubblico. Questa parte della gara si definisce "sa cantada".

La seconda parte invece si definisce "versada" e si caratterizza per l'uso di un metro più semplice. Sono presenti forme di accompagnamento corali e con strumenti a corde. La sua stessa natura complessa e quasi inintelligibile per i "profani" ha impedito alla gara campidanese di allargare i propri confini di pubblico e di imporsi come fenomeno "nazional-popolare" per la Sardegna, come è capitato per la gara dei poeti "a bolu".

Del resto la gara logudorese si è diffusa in passato anche nel territorio dei creatori di mutetus. La natura arcaica e raffinata del verso e la sua speciale fruizione per un gruppo "elitario" di appassionati, ne fanno comunque un "tesoro" importante da difendere delle tradizioni popolari sarde.