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I BENI CULTURALI DELLA SARDEGNA
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Il Seicento

Attr. a Andrea Lusso, Perdono dell'adultera, inizi XVII sec.
Attr. a Andrea Lusso, Perdono dell'adultera, inizi XVII sec.
Nella Sardegna del Seicento, la vita culturale e teatrale si focalizza nelle città principali, dove si accentra il potere spagnolo che non si esplica solo attraverso la politica, ma si concretizza anche mediante la consolidazione della cultura castigliana e l'importazione dalla madre patria delle novità teatrali. Ma ogni discorso sarebbe parziale se non si riconoscesse l'esistenza di un persistente e vitale patrimonio di tradizioni comuni agli abitanti dell'isola e se non si prendesse le mosse da un fenomeno che, solo in apparenza religioso, fu animato da interessi politico-economici, coinvolgendo non solo le popolazioni cittadine ma anche quelle rurali.

Infatti, le manifestazioni spettacolari e teatrali nascono, da una parte, dal fervore religioso che vide le città di Cagliari e Sassari protagoniste di una singolare gara: la ricerca e la riscoperta delle reliquie dei santi e dei martiri; e, dall'altra, dalla tradizione drammatico-spettacolare a livello popolare, e dall'innesto delle culture spagnola e italiana sulle tradizioni sarde. Ma lo zelo per la riscoperta delle reliquie dei santi da parte di Cagliari e Sassari, animate da un'incontenibile spettacolarità barocca, nascondeva, in verità, la loro accesa rivalità per il primato religioso della Sardegna.

I frequenti rinvenimenti davano origine a strabilianti tornei, a favolose mascherate e a maestose e spettacolari processioni. In questo contesto trovano collocazione sia l'allestimento del "Famosissimo Torneo", riportato da Serafino Esquirro, svoltosi in Piazza Palazzo, nel 1618 a Cagliari, sia la commedia "El saco imaginado" di Antioco dell'Arca del 1622, sia il manoscritto del 1631 di Giovanni Francesco Carmona, "Alabanças de los Santos de Sardeña", contenente la "Passiòn de Christo Nuestro Señor", una sacra rappresentazione, e "Alabança de San Gorge", sorta di contrasto farsesco; sia il manoscritto del 1688 di Antonio Maria da Esterzili, "Libro de comedias", contenente una tetralogia di sacre rappresentazioni; sia, infine, il poema drammatico del 1648 di Antonio Sortes, "Relacion verdadera".
A completare il panorama è il teatro dei Gesuiti, inteso come formidabile strumento didattico, piegato alle esigenze della "propagatio fidei".
Patrimonio culturale della Sardegna