Gli studi più recenti sulla letteratura sarda

Una svolta importante degli studi sulla letteratura sarda è segnata nel 1989 dalla pubblicazione di un saggio di Giovanni Pirodda "La Sardegna", nello spazio prestigioso nella "Letteratura Italiana" diretta da Alberto Asor Rosa. In precedenza il punto di riferimento essenziale era la storia della letteratura sarda di Francesco Alziator, un'opera ancora oggi ricca di notizie e curiosità.

A partire dall'1984-85 Pirodda, docente nell'Università cagliaritana, inaugura una serie di corsi monografici sulla letteratura regionale. Ispirandosi alle teorie di Carlo Dionisotti (1908-1998), afferma la necessità di rivedere secondo una prospettiva anche geografica la storia della letteratura italiana. Abbandonando la storiografia nazionalista e militante di De Sanctis, o quella idealista di Croce, sottolinea che la Sardegna è molto più decentrata di altre terre rispetto alla produzione letteraria italiana. Tale impostazione ha permesso di avviare studi più puntuali sulla complessa (e pluringue) produzione letteraria dell'isola anche nei suoi risvolti identitari. "La letteratura italiana diretta da Asor Rosa - ha scritto Cristina Lavinio in "Narrare un'isola. Lingua e stile di scrittori sardi" - è un'opera che nel bene e nel male non si potrà più ignorare nell'ambito della critica letteraria così come il contributo di Pirodda sulla letteratura sarda diventa un utile punto di riferimento per gli studi che potranno e dovranno essere sviluppati a proposito delle questioni affrontatevi". L'antologia "Sardegna" di Giovanni Pirodda, pubblicata nel 1992, è già un punto fermo in questo senso. Di particolare rilievo sono stati in questi ultimi anni gli studi di Nicola Tanda, docente nell'Università di Sassari, che è giunto ad affermare la necessità di uno "statuto speciale" per la letteratura sarda, considerata "l'autonomia della cultura nazionalitaria sarda rispetto a quella nazionale italiana". Tale impostazione connette, in una prospettiva federalistica, i vari sottoinsiemi delle letterature regionali che costituiscono l'ossatura della produzione letteraria italiana. Per Tanda bisogna passare dalla "Letteratura italiana" alla "Letteratura degli italiani", cioè a quelle realtà vere e distinte che compongono l'Italia, ivi compresa la Sardegna con la sua identità plurilingue.

In questo contesto storico-critico l'importanza riconosciuta alla produzione in lingua sarda è massima. "A differenza dell'Italia – scrive Tanda nella raccolta di saggi "Un'odissea de rimas nobas" – abbiamo oggi la doppia presenza del sistema linguistico e letterario sardo e del sistema linguistico e letterario italiano in due diverse applicazioni… Coloro che si sentono sardi e si identificano nei sardoparlanti, possono scrivere, del loro universo di vissuto sardo, in italiano e in sardo, mentre quelli che si sentono italiani perché provengono da famiglie italiane nelle quali si identificano, soprattutto nelle grandi città, questi scrivono in italiano, ma hanno anche come punto di riferimento un vissuto italiano".

Oggi ogni singolo scrittore potrebbe optare liberamente per una di queste tre opzioni. Da segnalare la recente storia della letteratura "In presenza di tutte le lingue del mondo. Letteratura sarda" di Giuseppe Marci, che già nel titolo esplicita un programma culturale e critico in tal senso.