La medicina popolare in Sardegna

La medicina popolare sarda si esprimeva nei tre momenti fondamentali della gestione della malattia: la diagnosi, la cura e gli elementi di natura diversa usati nella cura, che si componevano in una sorta di farmacia collettiva.

Questa struttura di sistema si è conservata praticamente fino alla vigilia della seconda guerra mondiale, esercitando un ruolo di preminenza, in termini di diffusione delle terapie, nei confronti della medicina ufficiale, che stentava a penetrare in modo capillare nelle comunità.
Le barriere che impedivano la diffusione della medicina convenzionale nella società agropastorale erano di carattere economico, culturale e geografico. Queste barriere sono scomparse con quel profondo processo di trasformazione economica, sociale e culturale affermatosi in tutta l'Europa a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, per cui ormai la società agropastorale è stata soppiantata da un modello di società completamente diverso, di tipo industriale, all'interno del quale anche la gestione della malattia ha assunto, ovviamente, un'organizzazione completamente diversa.

Tuttavia, pur essendo la medicina ufficiale quella dominante, all'interno del sistema di cura della Sardegna operano, in misura più o meno sensibile, anche altre medicine. Considerato che un sistema di cura è costituito dall'insieme delle risorse terapeutiche a cui il malato può fare riferimento, attualmente nel nostro sistema di cura possiamo distinguere tre diversi settori a cui indirizzare la ricerca della cura: il settore convenzionale, altamente professionalizzato, con percorsi di formazione istituzionalizzati e col sostegno dello Stato; il settore popolare, cioè quello della medicina tradizionale, non professionalizzato, con percorsi di formazione "sui generis" (fuori dalle istituzioni convenzionali), comprendente credenze e pratiche sia empiriche sia magiche, come patrimonio non gestito dalle istituzioni; il settore non convenzionale e non tradizionale, comprendente conoscenze e pratiche che non rientrano nei due settori precedenti: riflessologia, yoga, musicoterapica, danzaterapia, shiatsu, pranoterapia, agopuntura ecc. Questo fenomeno del pluralismo dei sistemi di cura è presente in qualche misura in tutti i paesi occidentali, ma in Sardegna sembra che assuma ancora caratteristiche particolari per via della diffusione della medicina tradizionale, che raggiunge dimensioni al di sopra di ogni previsione.
Da una recente ricerca condotta in tutti i paesi della Sardegna, risulta che i guaritori tradizionali ancora in attività sono sicuramente oltre il migliaio; che accanto alle terapie empiriche sono ancora molto diffusi i riti magico-terapeutici; che su alcune patologie l'intervento di carattere empirico produce esiti di guarigione di notevole interesse; che le persone che ancora oggi fanno ricorso a questo sistema di cura sono oltre centomila.

Di questi, oltre il 50% fanno ricorso al rito magico-terapeutico contro il malocchio (36.600 circa). Coloro che ricorrono alle cure tradizionali per i traumi dell'apparato osteoarticolare costituiscono il 14,8% del complesso dei fruitori (10.700 circa). Piuttosto elevato è anche il numero di coloro che ricorrono al rito terapeutico contro gli stati critici attribuiti allo spavento (3650). Altre patologie con un numero di fruitori elevato sono: ustioni (3670); sciatica (2900); porri (2550); emorroidi (2400); fuoco di Sant'Antonio ed erpes Zoster (1800); malattie della pelle (1500 circa).

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