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I BENI CULTURALI DELLA SARDEGNA
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La ricostruzione

Cagliari, chiesa dei Santi Giorgio e Caterina, 1957-1964
Cagliari, chiesa dei Santi Giorgio e Caterina, 1957-1964
In Sardegna le operazioni della seconda guerra mondiale si conclusero di fatto con l'armistizio dell'8 settembre 1943 e con il passaggio delle truppe tedesche in Corsica. L'arrivo degli Alleati (attorno alla metà del settembre 1943) e la nomina nel gennaio 1944 del generale Pietro Pinna ad Alto Commissario per la Sardegna, segnavano uno stacco netto rispetto all'anteguerra.

I bombardamenti che colpirono l'isola tra il novembre 1942 e il maggio 1943, e che interessarono non soltanto obiettivi militari ma anche civili, causarono ingenti danni a interi quartieri delle città principali (Cagliari, Alghero, Olbia, Sant'Antioco, Arbatax, Porto Torres) e a diverse località dell'interno.

La situazione era resa ulteriormente drammatica dalla mancanza di collegamenti con il resto del paese e dalla carenza di materiali e di manodopera.
Nonostante la guerra proseguisse nel resto d'Italia fino all'aprile 1945, nell'isola era ormai giunto il momento per una riflessione sulla rinascita legata alla volontà di ricominciare.

Un primo segno di questo nuovo spirito fu l'inaugurazione, nell'agosto del 1944 a Cagliari, di un locale per spettacoli all'aperto, il "Cinegiardino".
Il dibattito, all'inizio di natura esclusivamente teorica (per mancanza di mezzi), poi anche e soprattutto pratica, si concentrò sulla necessità di privilegiare gli investimenti nella costruzione di opere pubbliche, intese come beni strumentali, piuttosto che in quella di edilizia abitativa, considerata invece bene di consumo.

La questione fu affrontata per la prima volta in modo organico, per quanto riguarda l'intera nazione, nel 1948, quando la rivista "Edilizia Moderna" pubblicò un numero monografico "dedicato a una inchiesta regionale sulla ricostruzione". Con l'apporto di diversi architetti e ingegneri si fece il punto della situazione, analizzando i problemi della ripresa edilizia, aggravati da una situazione economica disastrosa, oltre che dalla continuazione degli squilibri sociali, ancor più rilevanti per la necessità avvertita di un miglioramento della vita.

Nello specifico della Sardegna, e di Cagliari in particolare, tali problematiche furono richiamate dall'architetto Salvatore Rattu, il quale entrava nel merito di una ricostruzione affrettata e quasi totalmente negativa, affermando la necessità di sfruttare al meglio l'occasione offerta dai danni subiti per stabilire una nuova viabilità e per far sorgere una nuova città rispondente ai bisogni della vita moderna.
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