Arborea, Casa del Fascio, 1934-35

Le opere pubbliche del regime

Con l'avvento del fascismo la condizione di arretratezza dell'isola è posta in rilievo da una tessitura urbana labile, riducibile secondo un censimento del 1921 ad una popolazione delle città estremamente ridotta (circa il 10%), ed una altissima percentuale di residenti in piccoli centri.

Da un parallelo con Sicilia, simile per superficie e condizioni geografiche, emerse che le città comprese tra i 20.000 e i 50.000 abitanti erano 19 contro le due sarde: Cagliari andava anche oltre con i suoi 61.417 residenti, mentre Sassari ne assommava 44.148. Iglesias contava circa 19.000 abitanti, mentre erano ancor meno popolati i futuri capoluoghi di provincia, Oristano e Nuoro, rispettivamente con 10.153 e 8.534 residenti.

Le vicende del centro barbaricino, che nel 1927 diventerà "Provincia del Littorio", sono esemplificative della evoluzione di un piccolo centro in città, con edifici pubblici di rappresentanza, ma anche di abitazioni per i nuovi burocrati, che rinnovarono completamente una tessitura urbana ancora paesana.

Molte delle città sarde furono inserite nel novero dei numerosissimi piani regolatori redatti, ma raramente realizzati, nell'Italia del Ventennio. Nonostante una legislazione estremamente carente e comunque risalente all'Ottocento, il numero dei piani regolatori e di ampliamento fu altissimo, anche attraverso la pratica del concorso.

La prima legge urbanistica dello stato italiano fu approvata soltanto nel 1942 in un paese ormai lacerato dalla guerra, ponendo nuovamente in discussione i molti piani già approvati, compresi quelli sardi.

Il fascismo eredita inoltre alcuni dei problemi irrisolti della città "borghese": la contrapposizione crescente fra centro e periferia e l'attenzione prevalente per la singola architettura con scarso interesse per il contesto; dal divario sempre più visibile tra architetture di pregio e edilizia corrente ad una preoccupazione per il disegno formale della città più che per le sue esigenze reali.

La risposta del regime è una politica di intervento basata essenzialmente su due punti: concorsi per i piani regolatori, quasi sempre destinati a rimanere senza attuazione e comunque lontani dall'azione demiurgica a loro assegnata; interventi di sventramento e diradamento per il risanamento igienico del centro cittadino.