Cortoghiana, piazza Venezia, 1940

Le città di fondazione fascista

Con il celebre "Discorso dell'Ascensione" (pronunciato a Milano nel 1927), e un articolo opportunamente intitolato "Sfollare le città" (pubblicato nel 1928), il fascismo poneva le basi per una politica di "disurbanizzazione" che voleva controllare la crescita urbana, ma allo stesso tempo mantenere popolate le campagne, in un momento nel quale si delineava uno svuotamento progressivo degli insediamenti rurali.

Sul finire del 1928 era stato già varato il provvedimento per la "bonifica integrale": promuovere il risanamento economico e sociale del paese attraverso la realizzazione di grandiose opere pubbliche finanziate quasi interamente dallo Stato e destinate a mutare profondamente il territorio italiano grazie a lavori di bonifica, prosciugamento, elettrificazione, anche con lo scopo di occupare manodopera non specializzata.

Ad un'attenta osservazione della crescita delle città italiane comunque avvenuta nel Ventennio, e della sequenza di "città nuove", fondate nell'Italia fascista dalla prima - Mussolinia di Sardegna, oggi Arborea (1928) - all'ultima - Torviscosa (1940) -, ci troviamo di fronte alle contraddizioni del fascismo riguardo al rapporto tra la città e la campagna, esaltate di volta in volta a seconda della convenienza. Una politica, quindi, basata non tanto su norme di tipo urbanistico quanto su disposizioni di natura poliziesca per la pubblica sicurezza: basti il richiamo allo spostamento forzato di interi nuclei familiari ferraresi, disposto nel 1933 per il popolamento della regione sarda della Nurra "redenta", che tradisce il carattere repressivo del controllo dei movimenti della popolazione, soprattutto in merito agli indesiderati. Il binomio città-campagna (riassumibile nel motto "Si redime la terra, si fondano le città") fu combattuto invano su fronti opposti anche con leggi restrittive sull'inurbamento, reiterate fino al 1939.
La Sardegna si mostra in perfetta linea con la tendenza nazionale non soltanto per la crescita urbana, ma anche e soprattutto per la fondazione delle tre città nuove (Mussolinia, Fertilia e Carbonia), che a varie tappe testimoniano la presenza determinante del regime nell'isola, rendendola una sorta di "laboratorio per l'architettura italiana".