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I BENI CULTURALI DELLA SARDEGNA
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La pala di Ottana

Per la sua ubicazione geografica fra Spagna e Italia, la Sardegna ha spesso costituito, nel corso della sua storia, una tappa imprescindibile lungo i traffici marittimi e nel flusso della cultura mediterranea fra Barcellona e Napoli.
A documentare in campo artistico questa sua centralità nel Mediterraneo vale soprattutto la presenza - nell'ex cattedrale di San Nicola a Ottana - della "Pala dei Santi Francesco d'Assisi e Nicola di Bari", databile tra il 1339 ed il 1344 per la presenza del vescovo Silvestro, francescano, e per il ritratto di un "donnicello" (erede al trono) arborense, che l'iscrizione identifica come il futuro Mariano IV de Bas-Serra, padre di Eleonora di Arborea.

La "Pala di Ottana" è il primo documento certo d'una committenza aulica sarda verso un'offerta continentale. La sua importanza si definisce in relazione al riflesso di atteggiamenti culturali e posizioni ideologiche della corte catalana e napoletana - quelle appoggiate da Sancha, moglie di Roberto d'Angiò, favorendo in Campania la predicazione del fratello, fra Filippo di Maiorca - e al segno tangibile della vitalità d'un tramite, quello francescano, destinato da qui in avanti a svolgere un ruolo fondamentale rispetto alle importazioni artistiche nell'isola.

Infine, ad accogliere la proposta attributiva avanzata nel 1969 da Ferdinando Bologna, che riconosce nel polittico di Ottana l'opera capitale del cosiddetto Maestro delle Tempere francescane, un pittore lorenzettiano attivo a Napoli fra il 1330 ed il 1345, non è solo in direzione del versante levantino che bisogna guardare, ma pure verso Napoli: è lungo le rotte mediterranee fra Napoli e la costa iberica, che procede dalla prima metà del Trecento il flusso in Sardegna di stilemi italiani e atteggiamenti culturali ispanici.
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