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Arte e artigianato

Federico Melis, Donna con cesto e Donna con anfora
Federico Melis, Donna con cesto e Donna con anfora
Caratteristico dell'arte sarda della prima metà del Novecento è il suo stretto rapporto con l'artigianato popolare. La ricchezza cromatica e la rigorosa geometria formale degli abiti tradizionali isolani avevano già ispirato all'inizio del secolo artisti come Giuseppe Biasi, Francesco Ciusa e Filippo Figari. Con il primo dopoguerra, la suggestione dell'arte popolare si trasmette dalla pittura e dalla scultura alla ceramica, all'arredo, al giocattolo e all'oggettistica, alla decorazione di ambienti, tutto ciò in coincidenza con il sorgere in campo nazionale di un intenso dibattito sul problema dell'artigianato, che condurrà nel 1923 all'istituzione delle Biennali delle Arti Decorative di Monza e nel 1925 alla creazione dell'ENAPI (Ente Nazionale Artigianato Piccole Industrie), destinato a favorire la riqualificazione della produzione artigianale in base a progetti forniti dagli artisti.

A fare da battistrada erano stati gli stessi protagonisti del primo Novecento: Biasi, con l'attività di illustratore svolta fin dal 1907 su testate prestigiose come "Il giornalino della Domenica", "La Lettura" e "L'Illustrazione Italiana", e Ciusa, che debutta nella ceramica verso il 1914 e nel 1919 apre una fabbrica di terracotte colorate, la SPICA.
Dopo la guerra, fanno delle arti applicate l'ambito di intervento privilegiato artisti come i fratelli Melkiorre, Federico e Pino Melis, Eugenio Tavolara, Tosino Anfossi, Edina Altara e Nino Siglienti.
Partendo dalla coincidenza tra le geometrie e i colori crudi dell'artigianato sardo e le schematizzazioni formali e i cromatismi vivaci del gusto internazionale contemporaneo, questi artisti danno vita a un originale déco isolano, la cui fortuna durerà fino agli anni trenta.

I fratelli Melis, attivi in vari campi della decorazione, si affermano prontamente fuori dall'isola. Melkiorre risiede a Roma, dove ha studiato con Duilio Cambellotti, e tra il 1934 e il 1940 è a Tripoli come direttore della scuola d'arti e mestieri; nella capitale si trasferiscono anche Pino e Federico; il secondo si sposterà successivamente a Urbania.
Nino Siglienti, dotatissimo illustratore e disegnatore di stoffe, apre la propria "casa d'arte" a Milano, dove lavora anche Edina Altara, disegnatrice e decoratrice che più tardi collaborerà con Gio Ponti. Tavolara e Anfossi emergono in campo internazionale con un’originale produzione di pupazzi in legno e feltro (più sculture da tavolo che giocattoli) che ritraggono con stile cubofuturista pastori e contadini della Sardegna. Nell'arredo si segnala l'attività dei Fratelli Clemente, che fin dal 1911 diffondono sul mercato italiano ed estero quello che viene definito "stile sardo": mobili di forme secessioniste arricchiti da decorazioni ispirate all’artigianato popolare (inserti in tessuto, maniglie a forma di bottoni d’argento, intagli tratti dalle cassapanche dei pastori). Nel tessuto e nel filet, operazioni di recupero della tradizione vengono attuate a Bosa da Olimpia Peralta Melis e a Cagliari dalla "Sardiniae Ars".

Questa vivace attività subisce il contraccolpo, alla fine degli anni venti, della crisi di Wall Street, della morte di alcuni protagonisti (Anfossi, Siglienti) e dell’interruzione dei rapporti con l’isola da parte di altri (Altara, i Melis), parallelamente alla comparsa sul mercato locale di una produzione di qualità più modesta, il cui gusto risente dei condizionamenti dalla nascente industria culturale.
A sostenere la continuità del migliore artigianato sardo saranno, negli anni trenta, Eugenio Tavolara e Ubaldo Badas, attraverso la sezione regionale dell'ENAPI, fondata nel 1936: il loro lavoro costituirà la premessa del brillante rilancio della produzione sarda nel secondo dopoguerra, sulla base di un rinnovato incontro tra modernità e tradizione.

MONOGRAFIE
Edina Altara
Giovanni Ciusa Romagna
Stanis Dessy
Salvatore Fancello
Carmelo Floris
Melkiorre Melis
Bernardino Palazzi
Tarquinio Sini
Eugenio Tavolara
Patrimonio culturale della Sardegna