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Pittori e scultori alla ricerca dell'identità sarda

Giuseppe Biasi, Grande festa campestre, 1910-1911
Giuseppe Biasi, Grande festa campestre, 1910-1911
Nel corso del Novecento, una nuova visione dell'isola, elaborata da scrittori e artisti in parallelo a quelle cronachistiche e figurative dei "viaggiatori", risulterà alla base della celebrazione dei valori autoctoni, della nostalgia per il primordiale, che si fonde con il mito della terra incontaminata e della genuinità del popolo sardo, contrapposti alla soverchiante omologazione imposta dall'esterno e dalla contemporaneità.

Simile lettura trova credito e si afferma, del resto, non solo nei circoli intellettuali e politici che nel corso del XX secolo danno vita all'ideologia separatista, ai diversi movimenti indipendentisti e al Partito Sardo d'Azione - nonché tanto alle prove letterarie di sicuro spessore quali quelle poetiche di Sebastiano Satta e narrative di Grazia Deledda, quanto varie e dubbie operazioni mistificatorie dei "caratteri originali" della storia e della cultura sarda - ma anche in campo artistico, nei termini di un momento e di un processo epocale giustamente definiti di "invenzione dell'identità".

Assieme alla modernità, rispetto ai tempi, delle proposte plastiche dello scultore Francesco Ciusa (Nuoro 1883-Cagliari 1949), la cui statua in gesso "La madre dell'ucciso" ebbe il primo premio alla Biennale di Venezia del 1907, la critica storiografica più avveduta ha con ragione messo in opportuna evidenza il ruolo svolto dall'illustrazione e dall'incisione [nel cristallizzarsi di un linguaggio figurativo di marca grafica, tutto giocato sull'evidenza della linea e sul valore costruttivo del colore o dei netti contrasti, grazie all'opera di artisti come Giuseppe Biasi (Sassari 1885-Andorno Micca 1945), Filippo Figari (Cagliari 1885-Roma 1974) e Mario Delitala (Orani 1887-Sassari 1990), la cui formazione e il cui esordio si collocano, non a caso, in questo specifico ambito espressivo.
Può dirsi tuttavia che sia stato sottovalutato quello ricoperto, ancora una volta alla luce della dinamica storica costante nell'arte isolana, dall'importazione di registri figurativi che risultano in realtà elaborati nell'isola, ma da parte di artisti la cui formazione e il cui linguaggio derivano da diversi ambiti geografici della situazione culturale europea. L'accento cade in particolare sulla presenza di due artisti spagnoli, Eduardo Chicharro Agüera e Antonio Ortiz Echagüe, nel primo decennio del XX secolo in aree e centri della Sardegna interna, da cui trassero le forme realistiche e i motivi etnografici di un repertorio iconico destinato a costituirsi come "modo" specifico dell'identità artistica sarda. In particolare al secondo va attribuita nel 1908 la creazione di una grande e suggestiva scenografia di gruppo, nella tela "La festa della confraternita di Atzara" oggi nel Museo de San Telmo a San Sebastián (Paesi baschi), tutta risolta sul filo dell'evocazione di un ambiente paesano ritratto secondo i canoni del costumbrismo iberico. Alcuni fra i più sensibili pittori isolani allora agli inizi dovettero certamente conoscere e apprezzare almeno quest'opera dello spagnolo, non foss'altro per la sua presenza all'Esposizione internazionale di Monaco nel 1909 e per l'ampia circolazione in seguito alla riproduzione in riviste di larga diffusione anche nei circuiti intellettuali in Sardegna.

Se è possibile coglierne soltanto un lontano riflesso, in qualità di suggerimento diretto all'evocazione dei valori autoctoni del popolo sardo, nella "Grande festa campestre" dipinta dal sassarese Giuseppe Biasi nel 1910-11 secondo un'impostazione lineare-cromatica di marca secessionista, la presenza a Monaco di Filippo Figari nel 1909 avvalora l'ipotesi e concede più di una possibilità di lettura in tal senso della successiva virata, impressa dal pittore cagliaritano alla sua produzione, dall'iniziale inserimento nel concentrato clima artistico monacense all'abbandono del linguaggio grafico secessionista a favore della più efficace e colorita, per quanto oleografica, celebrazione dei fasti della "vita sarda" nelle tele del ciclo "L'amore in Sardegna", dipinte tra il 1912 e il 1914 per la Sala dei matrimoni del Palazzo civico di Cagliari.

MONOGRAFIE
Antonio Ballero
Giuseppe Biasi
Francesco Ciusa
Mario Delitala
Filippo Figari
Felice Melis Marini
Patrimonio culturale della Sardegna