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Arte neoclassica

Andrea Galassi, statua bronzea di Carlo Felice, 1833
Andrea Galassi, statua bronzea di Carlo Felice, 1833
Nella prima metà dell'Ottocento anche in Sardegna si afferma in campo artistico una sensibilità di stretta osservanza neoclassica che si manifesta, oltre che nelle richieste della committenza, attraverso i riferimenti simbolici, culturali e ideologici che le opere intendono comunicare.

In campo plastico emergono le personalità di scultori che reinterpretano i modelli romani e canoviani come ad esempio il piemontese Felice Festa, il sassarese Andrea Galassi e l'algherese Antonio Moccia.
L'aderenza a determinate correnti di gusto, nonché la qualità del mestiere, consente a questi artisti di ricevere importanti commissioni dai membri della casa reale.
Andrea Galassi esegue il "Monumento funebre di Maurizio Giuseppe duca del Monferrato" (1807), per la cattedrale algherese di Santa Maria, in cui la statua della Devozione si identifica con la pietà isolana per il fratello di Carlo Felice, morto nel 1799; altrettanto carica di allusioni è la personificazione della Sardegna nel "Monumento funebre di Placido Benedetto conte di Moriana" (1807) nella cattedrale sassarese di San Nicola, dedicato all'altro fratello del sovrano, morto nel 1802.
Opera monumentale dedicata al re sabaudo è la "Statua di Carlo Felice", fusa in bronzo nel 1833 da Andrea Galassi (Sassari 1793-Roma 1845) e eretta in piazza Yenne a Cagliari.
Tre anni prima di tale data lo scultore sassarese aveva eseguito, con Antonio Moccia, due statue marmoree (rispettivamente, la Madonna col Bambino e la Beata Margherita di Savoia) per la chiesa della Gran Madre di Dio di Torino, pantheon della dinastia sabauda.

Sul versante della pittura l'esponente di maggior caratura è Giovanni Marghinotti (Cagliari 1798-1865), che nel 1830 dipinge "Carlo Felice munifico protettore delle Belle Arti in Sardegna", grande tela allegorica della committenza reale. La combinazione fra classico e romantico presente in quest'opera costituirà la cifra della produzione del pittore, conducendolo sia all'esecuzione di opere di soggetto sacro, per la committenza religiosa, sia alla pittura di storia, rispondente al gusto della committenza laica. Risalgono a circa dieci anni più tardi le tele per il Palazzo reale di Torino.

Questi episodi, che sottolineano la consonanza di linguaggio con le tendenze di moda e di avanguardia al tempo, segnano anche una inversione della dinamica costante in Sardegna nei secoli precedenti, che aveva visto l'isola come soggetto passivo dei flussi d'importazione di opere e artisti dai maggiori centri italiani e iberici.
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