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I BENI CULTURALI DELLA SARDEGNA
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La fine del Settecento

Gioacchino Corte, Sant'Efisio difensore della città di Cagliari, 1798 ca.
Gioacchino Corte, Sant'Efisio difensore della città di Cagliari, 1798 ca.
La storiografia contemporanea si mostra propensa a ritenere che i primi segnali dei processi di mutamento che condurranno al consolidarsi della moderna autonomia della Sardegna si possano cogliere nei fenomeni di vivo fermento che interessano l'isola negli ultimi anni del Settecento, in particolare nel triennio 1793-96.

È in questo momento storico infatti che la borghesia cittadina, il "popolaccio", i "prinzipales" delle campagne e le masse contadine cominciano ad acquisire visibilità pubblica.

Nell'immaginario collettivo sardo restano certamente impressi, tra gli avvenimenti di quegli anni, il bombardamento di Cagliari da parte dei Francesi; il loro tentativo di occupare l'Isola, fallito per la strenua difesa opposta dai miliziani e dai volontari locali nel febbraio del 1793; il manifesto in cinque punti teso a rivendicare il ruolo paritario degli organi politico-istituzionali (Stamenti e Reale Udienza) del "Regnum Sardiniae" nella compagine statale, e a respingere il rapporto "coloniale" con gli Stati di terraferma imposto dal governo sabaudo; l'indignazione seguita alla risposta negativa alle rivendicazioni portate a Torino dai legittimi rappresentanti del regno, le prime voci degli Stamenti, ignorati in fase di discussione e perfino come latori delle richieste della nazione; l'insurrezione cagliaritana del 28 aprile 1794, l'arresto e la successiva cacciata del viceré e dei funzionari piemontesi; i moti antifeudali nel Logudoro, culminati nel fallito tentativo di governo repubblicano di Giovanni Maria Angioy nel marzo-giugno 1796.

L'unico di tali avvenimenti però di cui troviamo esplicito riferimento nelle rappresentazioni artistiche settecentesche è quello relativo alla vittoria riportata dai sardi sui Francesi.

Le ragioni di tale apparente dimenticanza delle altre vicende storiche di quegli anni vanno ricercate in ciò che ad esse seguì: il sostanziale fallimento dei tentativi insurrezionali e il ripristino della situazione che quegli avvenimenti avevano cercato di sovvertire aveva determinato anche un assopimento dell'interesse storiografico verso quelle vicende e verso i personaggi che ne erano stati protagonisti come Giovanni Maria Angioy, interrotto solo nel 1857 con l'opera del Sulis.

Soltanto negli ultimi decenni dell'Ottocento quegli avvenimenti troveranno celebrazione pittorica nelle opere dello Sciuti e del Bruschi, rispettivamente per i Palazzi della Provincia di Sassari e di Cagliari.
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