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Arte gotico-catalana

Joan Mates, Caccia di San Giuliano, dal Retablo dell'Annunciazione
Joan Mates, Caccia di San Giuliano, dal Retablo dell'Annunciazione
A partire dagli inizi del XV secolo, ovvero da quando la cultura catalano-aragonese risulta – almeno nei grandi centri urbani – ormai assimilata, la posizione della scultura si definisce non più soltanto nelle sue applicazioni storiche più diffuse, che rimangono d'ornato architettonico, bensì soprattutto in rapporto alla funzione svolta in una struttura composita come la pala d'altare tardogotica nella sua variante iberica, il retablo, in cui alla pittura è affidato il ruolo di protagonista.

In questi grandiosi polittici - condizionati quanto a schema e dimensioni dall'architettura - l'impegno primario resta pur sempre quello del pittore, cui spettava di svolgere i temi iconografici in superfici ripartite in campi per le singole figurazioni.
Sostanziali e non secondari risultano, però, gli interventi del falegname e del carpentiere, cui era affidato il telaio strutturale d'una macchina così complessa, dell'intagliatore, che realizzava l'incasamento e le cornici divisorie, del doratore, che conferiva al legno la sua qualificazione estetica di superficie.
Qualora la struttura del polittico prevedesse la statua del santo titolare, solitamente posta nella nicchia al centro della pala, era richiesto il contributo dello scultore.

L'esecuzione dei retabli si configura pertanto come un lavoro frutto della collaborazione di diverse professionalità - talvolta consociate, talvolta riunite nella bottega di un maestro – e di notevole impegno finanziario. Lo studio di tali opere aiuta pertanto a comprendere non solo il contesto e le presenze artistiche ma anche le possibilità economiche e la posizione sociale dei committenti.
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