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I BENI CULTURALI DELLA SARDEGNA
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Il ciclo dell'arte catalana e spagnola in Sardegna

Nel 1326 il Castello di Cagliari, fiorente città di formazione e cultura pisana, si consegna definitivamente agli Aragonesi. A tutti gli effetti questa data chiude, non solo per Cagliari ma per gran parte della Sardegna, il ciclo della civiltà artistica medioevale segnata da presenze italiche. A partire da questa data, i riferimenti culturali si orientano gradualmente, ma sempre più decisamente, in direzione del versante iberico.
Per seguire l'intero evolversi dell'indirizzo catalano nella pittura sarda fino al suo esaurirsi, occorre però giungere ben oltre la durata storica del regno d'Aragona, perché in realtà solo alle soglie del Seicento viene a compiersi il ciclo della funzione assunta dal polittico gotico ispanico dalla prima introduzione, circa alla metà del XIV secolo, nelle chiese cagliaritane.
Mentre l'architettura annovera un monumento di perfetto ed attuale gotico-catalano nel Santuario di Bonaria, eretto fra il 1324 ed il 1326 nel luogo dove gli Aragonesi s'accamparono per assediare i Pisani nel Castello di Cagliari, la vicenda del polittico pittorico poté invece aver inizio non prima dell'effettiva penetrazione della cultura catalana nell'Isola.
Di fatto, nella seconda metà del Trecento la pittura catalana è esportata in Sardegna e pittori catalani operano a Cagliari e ad Alghero, anche se la loro presenza può esser ricostruita non sulla base di superstiti opere pittoriche, bensì attraverso le testimonianze archivistiche.
Fin dagli inizi del Quattrocento, alle notizie d'archivio si affiancano concrete sopravvivenze d'opere pittoriche di estrazione catalana, che danno finalmente la possibilità di delineare una storia della pittura in Sardegna, non più su materiali sporadici, scomparsi o ipotetici, bensì su presenze d'artisti documentate dalle loro opere.
Il polittico tardogotico sardo ("retablo") presenta al centro una nicchia con la statua della Vergine, attorniata da scomparti lignei dipinti, ornati da cornici in stucco dorato e completati da polvaroli e da predella a sviluppo orizzontale. Alcuni fra i più importanti provengono dalla chiesa distrutta di San Francesco di Stampace e sono oggi nella Pinacoteca Nazionale di Cagliari.
Gli esordi della pittura tardogotica sarda vedono fra il 1350 e il 1450 artisti catalani inviare in Sardegna le loro opere. Tra questi Joan Mates, che esegue il "Retablo dell'Annunciazione" per l'omonima cappella in San Francesco di Stampace, e l'anonimo pittore del Retablo di San Martino ad Oristano, oggi conservato nell'Antiquarium Arborense. Nel primo ventennio del Quattrocento il portoghese Alvaro Pirez, di formazione toscana, dipinge un polittico per la chiesa di San Domenico di Cagliari, di cui rimane una Madonna con Bambino dai raffinati linearismi tardogotici (Pinacoteca Nazionale di Cagliari).
Dopo il 1450 vari artisti iberici si stabiliscono nell'isola per operarvi. Nel 1455 aprono bottega a Cagliari i pittori catalani Rafael Thomas e Joan Figuera con l'incarico di realizzare il "Retablo di San Bernardino" per San Francesco di Stampace. A Sassari invece si era stabilito Joan Barcelo, documentato tra 1488 e 1516: il suo "Retablo della Visitazione", dall'omonima cappella di San Francesco di Stampace, mescola elementi culturali valenzani e fiamminghi. Ancora ignoto ma da lui dipendente il maestro che dipinge il "Retablo del Presepio" (da San Francesco di Stampace), in squillanti tonalità di colore e vistosi fondi aurei di gusto ispano-fiammingo.
Un nuovo più moderno senso della luce e dello spazio compare nelle opere dell'importante Maestro di Castelsardo, che prende nome dal retablo dipinto per il duomo di quel centro, autore anche del "Retablo di San Pietro" per la parrocchiale di Tuili (datato 1500) e di quello "della Porziuncola" nel San Francesco di Stampace a Cagliari. Da lui dipende stilisticamente Giovanni Muru, autore della predella del "Retablo maggiore di Ardara" (1515).


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