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Il documentario antropologico

Santu Lussurgiu, ballo tradizionale
Santu Lussurgiu, ballo tradizionale
Dal dopoguerra comincia a farsi strada un cinema documentario più attento agli aspetti antropologici. E compaiono i primi autori sardi come Enrico Costa e, soprattutto, Fiorenzo Serra che con una ricca attività filmografica, superando l'impostazione folclorica, realizza "L'ultimo pugno di terra", premiato al Festival dei Popoli nel 1965. Sono gli stessi anni in cui, in tutte le sale del mondo, girava "Sardinia", prodotto dalla Walt Disney per la serie "Popoli e paesi", dove la gente di Sardegna era omologata ai popoli primitivi ancora abitanti il pianeta.
Il confronto con i film di Fiorenzo Serra è impietoso, così come con i due documentari di Vittorio De Seta "Pastori di Orgosolo" e "Un giorno in Barbagia", girati alla fine degli anni Cinquanta con una visione ben più profonda e attuale rispetto alla spettacolarizzazione disneyana.

Negli anni Sessanta nasce l'interesse per un genere nuovo di documentazione sociale che ancora continua. Giuseppe Ferrara con "Lo stagno" (1962) documenta la lotta dei pescatori di Cabras contro i diritti feudali; e la stessa Rai affida a Giuseppe Lisi, nel 1968, un'importante inchiesta sull'economia dell'isola dal titolo "Dentro la Sardegna".
Del 1987, infine, è "Noistottus", storia delle miniere del Sulcis, interessante e originale opera di Piero D'Onofrio e Fabio Vannini per il Centro Sperimentale di cinematografia. In questo contesto molti registi sardi contemporanei hanno avuto la possibilità di raccontare le proprie genti e le loro storie: fra i tanti, Enrico Pitzianti in "Piccola pesca", film documentario del 2004 sulle servitù militari in Sardegna.

Fiorenzo Serra: "L'ultimo pugno di terra"
Fiorenzo Serra, il più grande documentarista della Sardegna, è morto nell'autunno del 2005 mentre progettava un nuovo lavoro per il quale programmava di restare a lungo in laboratori romani, viaggiando avanti e indietro tra Sassari e Roma.
Voleva recuperare tutti gli spezzoni di negativi e positivi del suo film del 1964, "L'ultimo pugno di terra", di cui esiste ormai solo la copia positiva della Regione Sardegna, per riversarli in digitale. Voleva montare un nuovo film dal vecchio, riordinando gli spezzoni secondo un diverso, particolare progetto. Teneva soprattutto ad inserire titoli, sottotitoli, nomi, didascalie, correggere luci e "spuntature" per arrivare ad un master in digitale che ci restituisse un film che aveva avuto in passato una storia tanto travagliata.

"L'ultimo pugno di terra" fu realizzato col patrocinio della Regione Autonoma della Sardegna per celebrare il primo Piano di Rinascita. Nel disegno di legge regionale di bilancio del 1959 si trova questo titolo: "Film lungometraggio sulla rinascita", e su proposta dell'Assessorato alla Rinascita si stanziano 30 milioni di lire per "un film documentario lungometraggio che corrisponda a tutti i requisiti di spettacolarità ma che non costituisca una semplice opera di propaganda". L'opera dovrà "rappresentare un valido e duraturo documento dell'attuale situazione economico-sociale ed umana della Sardegna - illustrare, partendo dalla visione complessiva dell'oggi, la grandezza dell'opera storica che sta per intraprendersi e la sua notevole utilità per l'economia non soltanto nazionale".
Il film in oggetto, che ha il gravoso compito di promuovere l'isola investita dal Piano di Rinascita, è appunto "L'ultimo pugno di terra". Occorsero due anni di riprese per portare a termine il lungometraggio che fu presentato in anteprima al cinema Fiamma di Cagliari per la Giunta regionale. L'impegno artistico e tecnico di Serra fu apprezzato ma la rappresentazione della Sardegna investita dal Piano di Rinascita non poteva e non doveva essere tanto dolorosa e malinconica.

Nonostante nel 1966 il film vincesse un premio al Festival dei Popoli, la più prestigiosa rassegna del cinema documentario in Italia, dopo quella data sparì dalla circolazione.
Una lettera scritta da Fiorenzo Serra sul finire degli anni Cinquanta e inviata all'Assessorato alla Rinascita è stata ritrovata negli archivi della Presidenza della Giunta. Il testo, inglobato in una delibera del 1959 che accoglie le richieste del regista, illustra le ragioni del film.

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