Gavoi, tamburo

Gavoi, pipiolu e tumbarinu

Tra i Carnevali tradizionali della Sardegna, particolarmente interessante è quello di Gavoi. "Su sonu", il complesso musicale formato da "tumbarinu, triangulu e pipiolu", e talvolta anche da "sa boche" e dall’organetto diatonico, scandisce la "colonna sonora" di tutte le sequenze del Carnevale gavoese, ed è presente anche in altre situazioni festive nel corso dell’anno accompagnando le diverse danze: "su ballu tundu" o "ballu gavoesu, su dillaru, su curre curre".
Attualmente, il momento più importante di questo Carnevale è il giovedì grasso "giovia 'e lardaiola", giornata nella quale si ha "sa Sortilla 'e sos tamburinos" (l'uscita dei tamburi). Nel pomeriggio, nei diversi rioni del paese si formano numerosi "sonos" con una numerosa presenza di "tumbarinos". I diversi gruppi si riversano nella piazza della parrocchiale e da qui "sos sonadores" si spostano per le vie del paese. La ritmica del ballo scandita dai tamburi (diverse centinaia) si diffonde per le strade di Gavoi e spesso dentro le case e le cantine dove i suonatori sono sempre attesi.
Nel passato complesso strumentale era presente al martedì di Carnevale nel corteo che accompagna Zitzarrone. Questa era la personificazione del Carnevale realizzata con un fantoccio che veniva fatto girare per il paese in groppa ad un asino o sulle spalle di una persona. Il corteo accompagnato dalla musica di "tumbarinu, triangulu e pipiolu" bussava alle porte delle case e qui, ai partecipanti, veniva offerto vino e dolci. Tale rituale viene talvolta riproposto ancora oggi.
Elementi decisamente caratteristici del carnevale gavoese sono "su tumbarinu, su pipiolu e su triangulu", tre strumenti ancora oggi costruiti in paese.
"Su tumbarinu", tamburo bipelle, è lo strumento principale del Carnevale di Gavoi, di cui si hanno notizie risalenti alla prima metà dell'Ottocento negli scritti di Vittorio Angius. Esistono tre modelli: "su tumbarinu, su tumbarinu cun criccos e su tumbarinu 'e gardone". Le membrane sono realizzate con pelle di capra, in un recente passato anche con pelle di cane. La conciatura avviene cospargendo la pelle di cenere e sotterrandola per un periodo di 10-15 giorni, tempo necessario per farle perdere il pelo. Quindi viene ben ripulita con acqua e stesa ad asciugare.
Ogni pelle viene cucita, con dello spago, ad un cerchio di fil di ferro o ad un rametto di legno molto flessibile e montate su una cassa acustica realizzata con un cilindro: di legno di spessore sottile per "su tumbarinu e su tumbarinu cun criccos", di sughero per "su tumbarinu 'e gardone". La cassa acustica può avere un diametro che oscilla tra i 30 e i 45 cm e un’altezza di circa 25 cm. Tra i cerchi di fil di ferro e le pelli vengono praticati dei fori nei quali si fa passare una cordicella, talvolta una sottile correggia di cuoio, che ha lo scopo di mettere in tensione le membrane.
La pelle inferiore del tamburo, che non viene percossa, è attraversata da una sottile treccia realizzata con crine di cavallo. Viene suonato con "sos matzuccos" (bacchette) e sorretto per mezzo di una cinghia di cuoio.
"Su pipiolu" è un flauto diffuso nella Barbagia costruito con un unico pezzo di canna comune che presenta quattro fori sulla parte anteriore. Il nodo della canna si trova nella parte inferiore dello strumento. L'estremità superiore è tagliata ad angolo acuto e in parte è chiusa con un pezzo di sughero;
"Su triangulu" è realizzato con una sbarretta tonda d’acciaio sagomata a forma di triangolo aperto da un lato. Viene sorretto per mezzo di una sottile correggia di cuoio e percosso con una bacchetta metallica.