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I fotografi della Magnum

Henri Cartier-Bresson, Orgosolo 1962
Henri Cartier-Bresson, Orgosolo 1962
"Essere sul posto, esservi perché lo si è voluto" (Marc Riboud). "Un fotoreporter non è nulla se non possiede i propri negativi" (Robert Capa).
Con questi presupposti Robert Capa, David Seymour (Chim), Henri Cartier Bresson, George Rodger, William e Rita Vandivert, nel maggio 1947 fondano a Parigi la Magnum Photos. Indipendenza nelle scelte di lavoro e salvaguardia della proprietà delle immagini erano dunque le basi teoriche e operative secondo cui i reporter della Magnum hanno documentato gli avvenimenti più salienti del XX secolo e presentato al mondo realtà altrimenti sconosciute, attraverso le pagine dei maggiori periodici, tra i quali "Life", "Paris Match", "Epoca".

Nel secondo dopoguerra, la rivalutazione degli studi sul folklore e sull'etnografia ma anche l'eco di fenomeni come il banditismo richiamarono in Sardegna studiosi e reporter da tutto il mondo, non ultimi gli inviati dell'agenzia parigina.
Nel 1950 Werner Bischof in tredici immagini documenta per il settimanale "Epoca" la durezza e l'arretratezza delle condizioni di lavoro nel Campidano di Cagliari e nell'Iglesiente.
A David Seymour, nel 1954, bastano pochi ma efficaci scatti per raccontare la profonda devozione dei sardi al martire Efisio.
L'anno successivo Kryn Taconis realizza quaranta diacolor tra il porto e i mercati di Cagliari, la processione di Sant'Efisio verso Pula, le vie di Orgosolo e di alcuni centri del Sassarese.

Henri Cartier Bresson, l'indiscusso maestro dell'"image à la sauvette", giunge nell'isola su incarico di "Vogue" nell'estate del 1962 e tra Cagliari e la Barbagia esegue alcuni scatti che saranno esposti nelle gallerie e nei musei più importanti al mondo.
Il primo reportage sardo di Bruno Barbey risale al 1964 e, negli anni seguenti, altri reporter della Magnum si alterneranno sul suolo isolano: Ferdinando Scianna (1969), Joseph Koudelka (1985), Harry Gruyaert, Gueorgui Pinkhassov e Alex Webb (1998).
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