Sara Ruth Zedeler. Francesco Scanu suona l'organetto, 1966

Musica strumentale

La Sardegna presenta una grande ricchezza di musica strumentale dovuta in parte alla presenza di una grande varietà di strumenti, sia autoctoni che importati in differenti epoche, e in parte al fatto che tali strumenti trovano ancora oggi largo impiego in diverse occasioni legate principalmente ai contesti festivi.
Le launeddas, il triplice clarinetto di canna tipico della Sardegna meridionale, sono certamente lo strumento più noto e maggiormente rappresentativo dell'isola. Vengono attualmente impiegate in contesti liturgici e paraliturgici (accompagnamento della statua del santo durante le processioni), nell'esecuzione dei balli (la parte del repertorio più importante e rappresentativa) e nell'accompagnamento di alcuni canti nello stile campidanese.
In età spagnola (XIV-XVIII sec.) fu introdotta in Sardegna la chitarra. Oggi viene impiegata in ambito tradizionale principalmente in due repertori. Nella parte settentrionale dell'isola uno strumento di dimensioni superiori alla chitarra classica (chitarra sarda) viene utilizzato per accompagnare il canto a chitarra, repertorio che nella sua versione professionistica (la gara a chitarra) vede la presenza di due o più cantori che si alternano proponendo variazioni melodiche su un numero definito di generi. Nella parte meridionale dell'isola la normale chitarra classica viene opportunamente modificata (nella scelta delle corde e nella loro accordatura) per accompagnare i poeti improvvisatori che si cimentano nella forma metrica denominata "su versu".
Tra la seconda metà del XIX e i primi decenni del XX secolo giunsero in Sardegna due strumenti aerofoni a mantice: l'organetto diatonico e la fisarmonica. Il primo si è diffuso soprattutto nella parte centro-settentrionale dell'isola affiancando il canto a tenore nell'accompagnamento al ballo, mentre la seconda ha fatto lo stesso nella Sardegna meridionale con le launeddas. Nell'arco di circa un secolo l'organetto e la fisarmonica si sono ampiamente diffusi diventando senza dubbio gli strumenti attualmente più impiegati per l'accompagnamento del ballo e sviluppando delle peculiarità tecnico-esecutive tali da poter senza dubbio parlare di uno "stile sardo" nella pratica di questi strumenti.
È inoltre presente in Sardegna un gran numero di strumenti "minori", impiegati in aree ristrette e in ambiti non professionali prevalentemente per l'accompagnamento al ballo. Tra questi ricordiamo alcuni idiofoni come "su sulittu", "su pipaiolu" e "su pipiolu" (flauti a becco), "sas benas" (clarinetti bicalami), alcuni membranofoni, in particolare tamburi a cilindro con doppia membrana e alcuni idiofoni come "sa trunfa" (scacciapensieri metallico), "su triangulu" e "s'affuente" (un piatto metallico percosso ritmicamente con una chiave).
In ambito religioso è bene inoltre ricordare la presenza di diversi suonatori "popolari" d'organo e armonium che accompagnano il canto dei fedeli durante le funzioni liturgiche e paraliturgiche; di campanari che, nei giorni di festa, suonano con una peculiare tecnica esecutiva e che, durante il triduo Pasquale (quando le campane debbono tacere), vengono sostituiti da chi produce suoni con alcuni idiofoni in legno o canna denominati "mattraccas" o "scrocciarrana".

Bibliografia
G. Fara, Sulla musica popolare in Sardegna, a cura di G. N. Spanu, Nuoro, Ilisso, 1997 (raccolta di pubblicazioni varie a partire dal 1909).