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I BENI CULTURALI DELLA SARDEGNA
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Il Novecento

Vittorio Sella, Alghero, I Piani
Vittorio Sella, Alghero, I Piani
Il primo Novecento
Ai primi del Novecento la Sardegna, soprattutto dell'interno, si presentava sostanzialmente ancora intatta negli usi, nelle tradizioni, negli abiti e nella lingua, tutti aspetti che ormai ovunque erano stati uniformati o cancellati dalla modernità. L'isolamento, che in tanti settori ne aveva limitato lo sviluppo e la crescita, le aveva permesso di conservare schemi di vita arcaici e primitivi, motivo di forte richiamo per studiosi e viaggiatori.
Max Leopold Wagner fu uno dei primi studiosi ad arrivare nell'isola ai primi del Novecento per studiarne la lingua e la cultura. Affiancò ai suoi strumenti il mezzo fotografico, col quale documentò attrezzi da lavoro, tipologie abitative, scorci e panoramiche di paesi.
Tra il 1905 e il 1917 Vittorio Sella, socio fondatore di una delle più prestigiose aziende vitivinicole sarde, fotografò le diverse fasi dell'impianto dei vigneti nell'algherese ed esplorò l'isola in automobile, immortalando paesaggi, feste di paese e scene di vita.
Pochi anni dopo Vittorio Alinari realizzò con professionalità insuperata diverse centinaia di immagini raffiguranti paesaggi, scorci urbani, resti archeologici, opere d'arte.
Tra il 1916 e il 1926 la rivista americana "National Geographic" pubblicò tre articoli relativi alla Sardegna, riccamente illustrati dalle immagini di Adams, Wright e Pellerano.
I cagliaritani Ferri, Leporati e Pes, oltre che per la ricca documentazione degli stabilimenti minerari di Iglesias e della costruzione Carbonia e Arborea, vanno ricordati anche e soprattutto per il prezioso repertorio d'immagini di carattere etnografico.
Nel 1927 giunse nell'isola il tedesco August Sander, impegnato all'epoca in un'opera di documentazione dei diversi tipi umani. A lui dobbiamo una serie di ritratti, fotografie d'architettura e di paesaggio d'indubbio fascino e tecnica perfetta.
Alla fine degli anni Trenta l'architetto Giuseppe Pagano fotografò le architetture tipiche del Sulcis e l'innovativo sviluppo edilizio del centro minerario di Carbonia.

Il secondo Novecento
Con la seconda guerra mondiale si ebbe un profondo e radicale ripensamento delle dinamiche culturali e artistiche, che riguardò anche la fotografia: nacquero le prime agenzie fotogiornalistiche, legate soprattutto all'illustrazione dei giornali, e si consolidò la figura del fotoreporter.
Nei primi anni Cinquanta la Sardegna è meta dei più importanti reporter nazionali e internazionali, primo fra tutti Patellani, che affronta tematiche in primo piano in quegli anni come il banditismo e i processi di modernizzazione della vita e dell'opera dell'uomo, indagati anche dai fotografi dell'agenzia Magnum Photos: Bischof, Seymour, Taconis e, nei primi anni Sessanta, Cartier Bresson e Barbey.
Parallelamente, la celebre "Indagine su Orgosolo" dell'antropologo siciliano Cagnetta richiama nell'isola Volta, Pinna, De Martiis e gli americani Machlin e Klein. Al centro dei loro reportage è il banditismo che in quegli anni insanguinava i paesi più turbolenti della Barbagia.
Queste sono anche le tematiche principali dei primi reportage realizzati nella sua terra d'origine da Franco Pinna. Importanti anche quelli sul rito dell'"argia", sul mondo minerario e più tardi sulle rivendicazioni sindacali del mondo pastorale.
È degli stessi anni anche l'opera di documentazione sulle launeddas dell'etnomusicologo danese Weis Bentzon.
Forte impulso ebbe anche il filone della documentazione fotografica di taglio turistico, legato al proliferare delle guide illustrate; protagonisti assoluti i fotografi Stefani (che si distinse per opere di altissimo livello anche nell'Iglesiente e in Barbagia), Ciganovic e la tedesca Pfältzer.
De Biasi è l'altro grande reporter che a metà degli anni Cinquanta indaga e cattura col suo obiettivo gli aspetti più curiosi e interessanti di una società ancora sostanzialmente integra, cogliendone però anche i primi segni di cambiamento.
Nei decenni successivi alcuni tra i nomi più prestigiosi della fotografia italiana e internazionale si susseguono sul suolo sardo: Roiter, Bavagnoli, Berengo Gardin, Scianna e Koudelka.
Patrimonio culturale della Sardegna