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Le origini della fotografia in Sardegna

Oristano, torre di San Cristoforo
Oristano, torre di San Cristoforo
A metà dell'Ottocento la Sardegna, da tempo meta di studiosi ed esploratori, inizia a richiamare anche i pionieri della fotografia.
La stampa locale dell'epoca mostrò subito grande attenzione nel documentare le vicende della neonata arte fotografica.
In particolare l'"Indicatore Sardo" che il 13 luglio 1839, a pochi mesi dall'ufficializzazione dell'invenzione, pubblicò in prima pagina un lungo articolo sul dagherrotipo e negli anni successivi non trascurò di segnalare l'arrivo di vari fotografi, tra i quali il parigino Claude Porraz, il cui laboratorio fu il primo della città e dell'intera isola.

Purtroppo, dell'attività di questi primi fotografi non rimane traccia alcuna, così come dei presunti esperimenti riusciti di Nicéphore Niépce (universalmente riconosciuto come il padre della fotografia), realizzati alla fine del XVIII secolo, durante il suo soggiorno a Cagliari come ufficiale dell'esercito francese.
La più antica documentazione fotografica sulla Sardegna al momento conosciuta è costituita da quaranta stampe da negativo calotipico realizzate nel 1854 dal francese Edouard Delessert a illustrazione del diario di viaggio "Six semaines dans l'Ile de Sardigne". Le sue immagini si caratterizzano per la pressoché totale assenza della figura umana, eccezion fatta per il probabile autoritratto sullo sfondo di una panoramica di Cagliari.

Questa mancata presenza non è voluta, come in genere si è detto, ma dovuta ai lunghissimi tempi di esposizione tipici dei procedimenti più antichi, mediante i quali non era possibile fissare elementi in movimento: almeno due scatti mostrano chiaramente delle "immagini fantasma", aloni confusi che altro non sono se non la scia del movimento delle persone durante la ripresa ("Oristano, Porte d'entrée", "Sassari, Porte S. Antonio"), mentre in altre due sono chiaramente distinguibili figure immobili ("Cagliari, Rue d'Jena", "Cagliari, Porta Stampaccio").
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