Canto a cuncordu

Come il canto a tenore, anche quello a cuncordu è di norma a quattro parti maschili, ciascuna delle quali viene eseguita da un solo cantore specializzato che secondo tradizione è membro di una confraternita laicale.
Vi sono - o v'erano fino a poco tempo fa - delle eccezioni notevoli, costituite da repertori a cinque parti (come quello di Aggius) e a tre parti (a Bono), come pure l'esclusiva appartenenza a una confraternita oggi si verifica in pochi paesi - come Castelsardo e Santu Lussurgiu - mentre esistono diversi gruppi di cantori formati interamente da non confratelli.
Comune al canto a tenore è la logica musicale basata sulla piena sonorità dell'accordo maggiore in posizione fondamentale (con analoga disposizione delle parti vocali), anche se il canto a cuncordu presenta sempre una maggiore ricchezza e varietà di combinazioni di accordi. Diversi sono invece l'impostazione delle voci (in particolare nel canto a cuncordu mancano i suoni gutturali) e il colore che risulta dalla loro combinazione, nonché l'impianto ritmico che nel canto a cuncordu è imperniato su note lunghe tenute i cui valori non hanno i rapporti di proporzionalità della musica d'arte occidentale (ossia senza che vi si possa individuare una scansione regolare).
Significativamente differenti sono altresì gli scenari e le modalità dell'esecuzione. L'occasione principale del canto a cuncordu è costituita dai riti paraliturgici della Settimana Santa e in particolare dalle cerimonie del venerdì santo. Diversi da paese a paese, tali riti prevedono percorsi processionali e alcune azioni drammatiche - "s'incravamentu" (la crocefissione) e soprattutto "s'iscravamentu" (la deposizione) - che rappresentano i momenti principali della Passione. Ogni momento del rito prevede uno specifico brano a cuncordu: solitamente si tratta di versioni locali del Miserere e dello Stabat Mater. In tutti i casi, il canto qualifica gli spazi del sacro e determina i tempi dell'azione rituale, catalizzando l'attenzione dei partecipanti al rito e dando senso all'azione simbolica rappresentata.
Le esecuzioni rituali del canto a cuncordu sono sempre regolate da precise norme e nulla viene lasciato al caso. Non si può cantare male, né sono permesse eccessive libertà rispetto ad una norma condivisa. I cantori propongono le proprie esecuzioni in una sorta di regime di delega collettiva: la loro esecuzione rappresenta l'intera comunità nel suo dialogo con il divino. I comportamenti musicali dei cantori incaricati delle esecuzioni rituali vengono pertanto attentamente vagliati dai partecipanti al rito e la loro performance viene giudicata fin nei particolari e oggetto di discussioni collettive nei giorni a seguire.
Accanto ai brani destinati alla paraliturgia, parecchi repertori locali di canto a cuncordu comprendono le parti dell'Ordinarium Missae (Kyrie, Gloria, Agnus Dei, Sanctus e talvolta anche Credo) per l'accompagnamento delle messe solenni, vari canti per altre destinazioni rituali e devozionali dell'anno, nonché, nel caso di repertori propriamente confraternali, dei brani per i momenti principali della vita del sodalizio (il Te Deum per l'elezione del nuovo priore, l'ingresso dei novizi, eccetera) e specifiche versioni del Miserere per i riti funebri.
Tutti i repertori di canto a cuncordu comprendono altresì brani con testi non religiosi e d'argomento profano che hanno tuttavia una struttura musicale del tutto simile a quella dei brani con testo religioso in latino. Tali brani non hanno solitamente una specifica destinazione contestuale e sono rivolti alle occasioni di ritrovo dei cantori, all'esecuzione durante gli numerosi spuntini e banchetti collettivi e i momenti dello stare insieme durante l'anno.
Accanto a località dove la pratica del canto a cuncordu non ha avuto soluzione di continuità ed è documentata oramai da decenni (prime tra tutte Castelsardo e Santu Lussurgiu), ve ne sono altre in cui si è assistito (o si sta assistendo) ad una riscoperta della tradizione ad opera di gruppi di giovani, talvolta nell'ambito di una rinascita dell'istituzione confraternale.
Ecco alcune località dove, durante i riti della Settimana Santa, è possibile ascoltare il canto a cuncordu: Castelsardo, Santu Lussurgiu, Cuglieri, Orosei, Aidomaggiore, Bonnannaro, Bortigali, Bosa, Nughedu San Nicolò, Galtellì, Ghilarza, Aggius, Irgoli, Sennariolo, Tempio Pausania.


"Stabat Mater" (frammento). Esecuzione Confraternita di Santa Croce di Castelsardo. Registrazione di Renato Morelli edita nel CD: Sardegna. Confraternita delle voci: Castelsardo, a cura di P. Sassu, Udine, Nota, 1993, cd 2.07.

Bibliografia
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P. Arcangeli-P. Sassu, "Esempi di polivocalità nel repertorio liturgico di tradizione orale in Italia", in Musica e liturgia nella cultura mediterranea, a cura di P. Arcangeli, Firenze, Olschki, 1988;
Su cuncordu, a cura di P. Sassu-R. Morelli, Film documentario, Prod. Rai-Dipt. Scuola Educazione/Sede Rai di Trento, 16 mm., coll. (50 min.), 1988;
Liturgia e paraliturgia nella tradizione orale, a cura di G. Mele-P. Sassu, Cagliari, Universitas, 1992;
Polyphonies de Sardaigne, a cura di B. Lortat Jacob, compact disc, Paris, Le chant du Monde, LDX 274760, 1992;
I. Macchiarella, Il falsobordone fra tradizione orale e tradizione scritta, Lucca, Libreria Musicale Italiana, 1995;
Sardegna. Confraternita delle voci. Santulussurgiu, a cura di P. Sassu-F. Salis-R. Morelli, compact disc, Udine, Nota 2.18, 1995;
B. Lortat Jacob, Canti di Passione, Lucca, Libreria Musicale Italiana, 1996;
Si veda anche il sito del comune di Santulussurgiu