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I BENI CULTURALI DELLA SARDEGNA
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Gosos e rosari

Con il termine "gòsos" e le sue varianti ("gòccius, còggius, gòzos, gròbbes, gòsi, làudi" ecc.) si indicano in Sardegna dei canti di tipo devozionale dedicati ai Santi o alla Madonna. Tali denominazioni derivano dal catalano "goigs" e dal castigliano "gosos", i quali a loro volta debbono la propria origine al latino gaudium, "gioia". Proprie dalla penisola iberica, in cui sono attestabili a partire dal XIV secolo, queste forme si sono diffuse in Sardegna dalla fine del XVI secolo. Sebbene con le dovute eccezioni, quelli dei "gòsos" sono solitamente testi tramandati oralmente o in forma scritta, attribuibili perlopiù ad esponenti del clero che hanno ricoperto l'ufficio di parroci nei paesi della Sardegna. Aventi come tema la vita dei santi o della Madonna, sono per lo più costituiti da quartine o sestine in metro ottonario. Di norma presentano in apertura una quartina dai cui due ultimi versi si ricava il distico riproposto come ritornello alla fine di ogni strofa.
Dal punto di vista musicale l'esecuzione dei "gòsos" presenta una struttura melodica piuttosto ricorrente. Si tratta di un profilo molto semplice, perlopiù sillabico, che viene riproposto con varianti più o meno significative ad ogni strofa. Su questa base, sono però assai diversificate le modalità di esecuzione a seconda dell'area geografica: è infatti possibile ascoltare i "gòsos" cantati dalle quattro voci dei gruppi a cuncordu o dai gruppi di canto a tenore ciascuno con le modalità esecutive sue proprie; da una assemblea dei partecipanti ad una novena o dai fedeli durante le processioni per le vie di un paese che cantano a più voci all'unisono (o a due-tre parti parallele); in forma monodica oppure come canto solista con accompagnamento strumentale affidato all'organo o alla fisarmonica, o armonium, launeddas, organetto o, ancora, in una versione diffusa esclusivamente nel Campidano, con l'accompagnamento alla chitarra.
Un'altra pratica musicale assai diffusa in Sardegna è quella dei rosari cantati. L'esecuzione, basata su versioni in lingua campidanese o logudorese dei più diffusi testi di preghiere cattoliche, di norma prevede l'alternanza di due cori, ognuno dei quali canta, a più voci all'unisono - una metà di ciascuna preghiera (Ave Maria, Padre Nostro, Gloria Patri e le Lodi). Riscontrabile nella maggior parte dei centri dell'isola in occasioni connesse a differenti celebrazioni religiose (novene, funerali, processioni, ecc.), quella del rosario cantato è una pratica non specialistica ed esclusivamente contestuale. A fronte di un'apparente semplicità e monotonia, il rosario cantato appartiene a quelle pratiche cultuali (assai numerose in Sardegna) le quali, oltre ad assolvere la loro specifica funzione (la preghiera, nel caso dei rosari) possono essere considerate un mezzo di espressione di microidentità locali. Ogni paese caratterizza il proprio rosario in base alle occasioni (rosario "di gioia" per le novene o rosario "di morte" per i funerali), alle modalità esecutive (soli uomini, sole donne, alternanza di uomini e donne, di confratelli e resto dei fedeli, ecc.), alle linee melodiche (differenti, in maniera più o meno marcata, da quelle dei paesi vicini) ai tratti fonetici (che identificano il paese all'interno della più vasta area linguistica) e così via. Tale varietà mette in evidenza una realtà assai ricca, segno dell'importanza della musica nella vita dei sardi, che attende ancora oggi uno studio sistematico e comparativo.
Le più importanti occasione per l'ascolto di esecuzioni contestuali di Rosari e "gosòs" sono le feste patronali di numerosi centri della Sardegna: fra le altre quelle di San Bernardino a Mogoro (il 20 maggio), di San Costantino a Samugheo (6 luglio), del Beato Fra Nicola a Gesturi (5 agosto).

MONOGRAFIE
Gosos e Ternuras, vol. I
Gosos e Ternuras, voll. II e III


"Is goccius" per Sant'Efisio (incipit). Esecuzione contestuale: launeddas Luigi Lai; cantori delle confraternite di Sant'Efisio di Cagliari e di Capoterra. Registrazione realizzata il 2 maggio 2003 nella chiesa di Su Loi (archivio privato Ignazio Macchiarella).
Patrimonio culturale della Sardegna