Il Settecento

Agli inizi del secolo si registra un cambio epocale nella storia della Sardegna. A seguito di complesse vicende internazionali, l'isola passa dagli Spagnoli ai Savoia con un breve intermezzo degli Austriaci e un temporaneo ritorno alla Corona iberica.
I Savoia, duchi e principi che acquisiscono il titolo di re nell'isola, all'inizio non sono molto soddisfatti del loro nuovo dominio. Sperano di potersene disfare con profitto. Passano cosi nell'immobilismo trent'anni circa di governo mentre l'isola langue. Infine, la monarchia sabauda passa all'azione grazie all'impegno del ministro plenipotenziario conte Bogino. Secondo lo storico Carlino Sole, le riforme piemontesi riguardano tutti i settori della vita pubblica: l'istruzione, l'università, l'ordine pubblico, le comunicazioni, l'assistenza, l'agricoltura. Si tratta però di azioni superficiali che non intaccano la struttura sociale dell'isola strozzata dal feudalesimo. Ma i "lumi" prodotti dalla cultura europea penetrano in Sardegna e provocano una presa di coscienza autonomistica degli strati più evoluti di nobiltà e borghesia. È la premessa a un fiorire di opere letterarie, poetiche o civili, e a i moti insurrezionali della fine del secolo che tanto hanno segnato la storia dell'isola. I piemontesi vengono cacciati, ma infine ritornano. Gio Maria Angioy, figura tragica ed eroica di patriota sardo, è costretto a morire in esilio a Parigi, culla di quei lumi che avevano fatto sperare anche i Sardi. Allo spagnolo si sostituisce l'italiano quale lingua ufficiale. La lingua sarda viene emarginata.