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I BENI CULTURALI DELLA SARDEGNA
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Morfologia

La parte della grammatica che studia la forma delle parole si denomina morfologia. Soprattutto in questo settore il sardo conserva chiarissima l'impronta di lingua romanza, mostrando numerosi tratti che, secondo il parere prevalente degli studiosi, lo ricollegano a una latinità di tipo arcaico.
Dal punto di vista della morfologia, in tutte le lingue romanze e non solo, le parti del discorso sono per convenzione distinte in variabili e invariabili. Dal momento che si ha a che fare con una materia vastissima, difficilmente compendiabile in un breve spazio, si sottolineano in questa occasione alcuni fatti che appaiono particolarmente significativi. I dialetti ai quali si fa solitamente riferimento nella scelta degli esempi sono sempre quelli centrali, in particolare il nuorese-baroniese che forse più di altri ha mantenuto caratteristiche più vicine alla matrice latina. Importanti sottocampi sono lo studio di inflessioni (morfologia inflessionale) e lo studio della formazione delle parole (morfologia derivazionale). Una quantità di concetti generali linguistici sono usati in genere per fare una descrizione più facile di una lingua. Alcuni di questi sono importanti "pro sa limba". La morfologia del sardo può sembrare complessa, ma di fatto è piuttosto regolare e perciò fondamentalmente non difficile da imparare. Non si deve memorizzare un gran numero di eccezioni, solo un numero significativo di modelli regolari.

Sintassi
In molti tratti il sardo si differenzia abbastanza nettamente dall'italiano e dalle altre lingue neolatine, particolarmente nel verbo, nel plurale e nella forma interrogativa.
Per esempio il futuro semplice si forma mediante l'ausiliare "avere" più la preposizione "a" e l'infinito. Es. appo a narrere "dirò", as a narrere "dirai". La costruzione risale al tardolatino con "habere ad" + infinito. Anche il condizionale presente si forma utilizzando una forma modificata del verbo "dovere" più l'infinito. Es. dio narrere "direi", dias narrere "diresti". Tipica della lingua sarda è la forma progressiva: si costruisce con l'ausilare "essere" più il gerundio. Es. so andende "vado, sto andando". Analogamente alle lingue romanze iberiche l'imperativo negativo si forma usando la negazione "no" più il congiuntivo. Es. no andes "non andare". Esiste il cosiddetto accusativo personale o preposizionale, cioè l'uso della preposizione "a" nel complemento diretto riferito a persona. Es. appo idu a Zuanne, "ho visto Giovanni", che si può confrontare con lo spagnolo he visto a Juan. L'articolo definito su, sa, sos, is, sas, derivato dal latino ipse, ipsa, viene usato col pronome relativo "chi", che, nelle espressioni sos chi "quelli che", su ki "quello che", simile allo spagnolo los que, las que. Il plurale viene ottenuto aggiungendo "s" al singolare. L'interrogativa si forma con l'inversione dell'ausiliare. Es. Partidu Zuanne est? "È partito Giovanni?", Manigadu as? "Hai mangiato?".

Lessico
Nonostante le varie genti avvicendatesi nell'isola, con le loro lingue (quasi sempre romanze), abbiano rinnovato in buona misura l'originaria compagine latina del lessico sardo, resiste un nucleo centrale di vocaboli in cui spesso si concentrano i segni di maggiore salienza cognitiva e culturale della civiltà isolana.
Il sardo è una lingua neolatina, cioè deriva dall'evoluzione del latino parlato dagli antichi Romani nell'isola. Ovviamente tale matrice ha lasciato tracce pesanti nel lessico, ovvero nelle parole usate in questa lingua per comunicare. Come la morfologia della lingua, anche l'analisi del lessico fondamentale permette di cogliere con facilità il carattere romanzo del sardo. "Infatti, - scrive Giovanni Lupinu - anche ipotizzando per un momento che niente ci fosse noto del latino (la "lingua madre" unitaria, che per altre "famiglie linguistiche", come quella germanica, non è conosciuta attraverso testimonianze scritte), le corrispondenze nel lessico fondamentale – oltreché, più importanti, nella morfologia – fra il sardo e le altre lingue neolatine risulterebbero tanto numerose e pervasive da non potersi spiegare con la casualità o con fenomeni di imprestito, ma solamente pensando alla continuazione di forme identiche ereditate da una comune madrelingua e continuate secondo sviluppi fonetici particolari. Pertanto, le somiglianze che oggi si possono notare tra le diverse lingue neolatine discendono proprio da questa comune matrice". Vediamone alcuni esempi: latino patre(m) > sardo pátre (nel sardo antico, mentre oggi si usa bábbu; cfr. italiano padre, spagnolo padre); lat. matre(m) > sd. mátre (nel sardo antico, mentre oggi si usa máma; cfr. ital. madre, sp. Madre); lat. homo, homine(m) > sd. ómine (cfr. ital. uomo, sp. hombre).
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