Giuseppe Sciuti, Proclamazione della Repubblica sassarese, 1880 ca.

Gli Statuti sassaresi

Gli Statuti sassaresi rappresentano la sola fonte superstite sull'ordinamento giuridico della Sassari comunale, conservata peraltro in sede locale nell'archivio storico della città.
Si articolano in tre libri: il primo riguarda l'organizzazione del Comune e i suoi uffici, la polizia urbana e rurale, il commercio; il secondo il diritto civile; il terzo, il diritto penale. Sono pervenuti in cinque copie, ma solo i due codici pergamenacei in scrittura gotica testuale italiana risalgono all'epoca della Sassari comunale, quando la città era legata come ''Comune pazionato'' alle Repubbliche di Pisa prima e di Genova dal 1294. La tradizione manoscritta degli Statuti sassaresi è consistente ma non lineare. Ci sono pervenuti in tutto cinque manoscritti, tre in volgare sardo logudorese e due in latino. Il più antico è del 1316, al tempo del podestà genovese Cavallino de Honestis. Una copia in volgare degli Statuti cittadini doveva essere conservata nella curia del Comune, a disposizione di chiunque volesse consultarla. Il capitolo CXXXVII del primo libro vietava al podestà in carica di uscire dai confini del distretto della città. Dei 29 anni in cui Sassari si resse a Comune sotto la protezione della Repubblica di Genova, non ci restano che due documenti: l'atto di confederazione stipulato con Genova il 24 marzo 1294 e gli Statuti. Convenzione e Statuti formano un insieme che, in fatto di reggimento popolare e di Codici di repubbliche, è unico nella storia di Sardegna.