Paliotto ligneo del XIII secolo (particolare del Cristo con libro)

I più antichi documenti in lingua sarda

Il Medioevo isolano ha lasciato una cospicua eredità di atti, documenti e codici giuridici scritti in sardo. La qualità e la quantità della produzione in volgare è tale da conferire alla Sardegna una posizione di assoluto vantaggio in confronto ad altre aree o regioni neolatine europee.

Non era assolutamente normale, infatti, per l'Europa di quel tempo un uso così ampio, fitto e frequente del volgare in campo giuridico-amministrativo. Alcuni studiosi hanno ipotizzato nei decenni scorsi che l'uso del sardo fosse in qualche modo una scelta legata a una generale ignoranza del latino, e quindi, un'opzione inevitabile e tutt'altro che libera. Recentemente, però, gli studiosi isolani più attenti hanno messo in rilievo come esistono prove scientifiche che documentano della circolazione di testi in latino nelle città sarde di quell'epoca, tali da poter tranquillamente una conoscenza invece molto capillare e diffusa della lingua latina.

La scelta di utilizzare il sardo era dunque di natura politica e collegata a due fattori. Il primo è che la Sardegna veniva comunque da un dominio di tipo greco-bizantino, nel quale l'uso del latino non era considerato "universale" a priori e lasciava spazio alle realtà locali in misura maggiore che nei domini della cultura occidentale. In secondo luogo, la volontà dei re-giudici sardi si affermare la loro sovranità e individualità giuridica anche nel registro linguistico in rapporto con l'esterno. È cosi che il volgare sardo si candida a essere la lingua dei condaghi, degli atti notarili e amministrativi, degli Statuti sassaresi e della Carta de Logu.

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