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La letteratura tardoiberica

Sovrapporta con anfora (Cagliari, Palazzo regio), 1800-1820
Sovrapporta con anfora (Cagliari, Palazzo regio), 1800-1820
Negli ultimi due secoli, le classi dirigenti isolane si sono fortemente ispanizzate e i piemontesi stentano ad orientarsi nella realtà sarda. Secondo lo studioso della letteratura Giovanni Pirodda "va sottolineato comunque il trauma del passaggio forzato da un'area di influenza linguistica e culturale a un'altra. Esso, interrompendo processi ormai secolari... costituì una frattura profonda nella continuità storica, anche se lo spagnolo sopravvisse a lungo non solo nella comunicazione usuale, ma negli atti e celebrazioni ufficiali".

Un caso emblematico di un intellettuale che rifiuta il nuovo stato delle cose è quello di Vicente Bacallar y Sanna (1669-1727). Cagliaritano, membro dell'accademia di Spagna, fece una splendida carriera diplomatica per conto della monarchia spagnola alla quale restò fedele nonostante il rovescio politico che le fece perdere la sovranità sull'isola. Scrisse il trattato "Monarquia Hebrea", opera di carattere storico, i "Commentarios de la guerra de Espaňa, y de su Rey Phelipe V el animoso..." e il poema biblico "Los Tobias".

Lo spagnolo resiste anche negli scritti di tipo religioso, spesso in alternanza con il sardo. È il caso di Giovanni Delogu Ibba, parroco di Villanova Monteleone, nei suoi "Index libri vitae", di Maurizio Carrus, di San Vero Milis, con la sua "Passione", di Gian Pietro Chessa Cappay, rettore di Borore, con il suo dramma sacro "Historya de la vida y echos de San Luxorio" e delle liriche attribuite al cagliaritano Angelo Maria Carta.
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