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I BENI CULTURALI DELLA SARDEGNA
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La letteratura arcadica e didascalica

Antonio Pirari, Contadino di Nuoro sull'aia
Antonio Pirari, Contadino di Nuoro sull'aia
I Savoia, intorno alla metà del secolo, mettono finalmente a punto una strategia politica che prevede un'espansione verso la penisola italiana. Abbandonano, in parte, il francese (da sempre la loro lingua colta e ufficiale) e iniziano un'intensa politica di italianizzazione.

Anche la Sardegna viene interessata a questo processo e viene inviato nell'isola uno stuolo di studiosi, ricercatori, docenti e precettori (quasi sempre religiosi e gesuiti) per estirpare lo spagnolo. Ne consegue - come sostiene Giovanni Pirodda - un avvicinamento alle mode e correnti letterarie che in quel periodo andavano per la maggiore in Italia. In particolare al movimento dell'Arcadia, che fonda una accademia a Cagliari, che poi estende la propria influenza a Sassari e in altri centri maggiori. Propugnatore di questa nuova corrente letteraria è Angelo Francesco Berlendis (1735-1794), gesuita, prefetto delle scuole a Sassari e docente di eloquenza nell'università di Cagliari.

Anche nel teatro ci si allontana dal gusto iberico per avvicinarsi al melodramma metastasiano di origine italica. In questo ambito hanno una qualche circolazione le opere del cagliaritano Antonio Marcello (1730-1799) che scrive alcuni drammi per la musica, dei quali diversi andati perduti. A conferma del persistere della cultura iberica, nonostante i drammi fossero dedicati alla Laura del Petrarca, tutti sono preceduti da un sonetto in spagnolo. Marcello muore in circostanze tragiche per la pugnalata inferta da un ladro.
La Sardegna del Settecento vive un'intensa stagione di cambiamento e di tensione civile. Le novità culturali (anche traumatiche) introdotte dal nuovo regime piemontese si mescolano al sincero desiderio degli intellettuali di partecipare al ''rifiorimento'' dell'isola. Secondo Giuseppe Marci, grazie a questo, e a una certa penetrazione delle nuove idee ''illuminate'' provenienti dalla Francia, si registra un interesse degli autori isolani verso l'opera didascalica, ovvero verso prove artistiche e letterarie non fini a se stesse ma che contenessero indicazioni, consigli, notizie e informazioni che aiutassero i ''sardi nazionali'' (come venivano chiamati gli abitanti del regno) a risollevarsi e andare verso il progresso.

Tra questi si distingue il latinista Francesco Carboni (1746-1817), religioso progressista vicino a Gio Maria Angioy, che - considerato uno dei migliori esperti di latino in Europa - sceglie l'antica lingua classica e scrive diverse opere tra le quali ''De Sardoa Intemperie'' (1772), ''La sanità dei letterati'' (1774), ''De Corallis'' (1779) e vari volumi di ''Carmina'', nonché poesie in italiano.

Verso la fine del XVIII secolo si segnalano diverse opere che propugnano un miglioramento sociale e economico dell'isola, a firma di Antonio Porqueddu (''Su tesoru de sa Sardigna''), Domenico Simon (''Le piante''), Andrea Manca dell'Arca (''L'agricoltura di Sardegna''), Giuseppe Cossu (''Moriografia sarda'', ''Seriografia sarda'', ''Descrizione geografica della Sardegna''), Raimondo Valle (''I tonni''), Francesco Cetti (''Storia naturale di Sardegna'').

MONOGRAFIE
Agricoltura di Sardegna
Descrizione geografica della Sardegna
Storia naturale di Sardegna
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