Oscar David e Gaetano Ciuffo, copertina della rivista "Sardegna!"

La letteratura in italiano

In particolare nel secondo Ottocento e nella prima metà del Novecento l'italiano si impone quale lingua principale della cultura, oltre che dell'ufficialità politica. Lo spagnolo è ormai uno sbiadito ricordo, mentre il sardo arretra, nonostante la sua letteratura peculiare produca opere e figure di una sconcertante modernità come quelle di Pascale Dessanai e Peppino Mereu.

I ceti intellettuali regionali si allargano e utilizzano prevalentemente l'italiano anche se, in una prima fase, posseggono ancora il sardo. La scuola si estende, la stampa si diffonde, l'impiego pubblico si rafforza e tutto ciò favorisce la creazione di un ceto medio dagli interessi che superano i limiti regionali. Lo Stato invia in Sardegna insegnanti, funzionari, dirigenti "del continente" contribuendo a diffondere la lingua dominante. Si diffondono riviste di cultura letteraria prevalentemente italiana e si pubblicano libri con le traduzioni, in italiano, anche di grandi opere internazionali.

Chi scrive in Sardegna aspira a essere letto anche oltremare. Di qui la scelta inevitabile, dettata dalle condizioni storiche, a favore dell'italiano. Enrico Costa, Sebastiano Satta, Grazia Deledda ottengono risultati prestigiosi. Ma anche altri intellettuali quali Ottone Bacaredda, Salvatore Farina, Stanis Manca, Raffaele Garzia, Carlo Brundo si segnalano nel primo Novecento. Anche la lingua sarda si adegua alla modernità e trova nel tedesco Max Leopold Wagner lo studioso che la farà conoscere al mondo.