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I BENI CULTURALI DELLA SARDEGNA
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L'impegno politico

Le circostanze legate al conflitto del 1915-18, e al tumultuoso dopoguerra, ebbero una notevole ricaduta in Sardegna. Grazie al reclutamento su base territoriale, un centinaio di migliaia di richiamati isolani ebbero la possibilità di sperimentare comunitariamente una vicenda atroce, straniante, ma formativa.

Al ritorno, proprio gli ex combattenti si organizzarono prima in movimento, e poi in formazione politica, dando origine al Partito Sardo d'Azione. L'intervento del fascismo (che nasceva anche esso dall'attivismo degli ex combattenti) bloccò sul nascere questa interessante esperienza di regionalismo autonomista. Alcuni furono costretti al silenzio come Cammillo Bellieni, altri inglobati nel cosiddetto sardo-fascismo come Paolo Pili, altri ancora, come Lussu, sottoposti al confino, preferirono fuggire all'estero.

In questo clima, si consuma il dramma personale dell'"emigrato" Antonio Gramsci (da giovane anche lui sardista) che viene imprigionato e lasciato quasi morire in carcere. Il regime tiene l'isola in pugno. Quando, verso la metà degli anni trenta, Lussu da Parigi chiamerà a raccolta i sardi per combattere in Spagna, solo Dino Giacobbe e pochissimi altri rispondono. La cultura rallenta, ma non si arrende. C'è un rinnovato interesse per la storia con Raimondo Carta Raspi e lo stesso teorico sardista Bellieni. Di letteratura in chiave storica si occupa Egidio Pilia, mentre intorno alla rivista "Il Nuraghe" si mettono in evidenza gli scrittori Pietro Casu, Giovanni Antonio Mura, Lino Masala Lobina, Filiberto Farci, Filippo Addis.
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