Produzioni e commerci

Fra VI e VII secolo è ancora vitale l'importazione di manufatti ceramici dai centri produttivi lungo la costa mediterranea dell'Africa. Si tratta della cosiddetta "ceramica sigillata africana", che comprende varie classi di vasellame comune e soprattutto lucerne decorate con figurazioni cristiane. A queste si accompagnano le grandi anfore di tipo bizantino, utilizzate per il trasporto di derrate alimentari lungo le principali rotte del commercio mediterraneo.

La presenza araba determinò non una cessazione, bensì una diversa polarizzazione dei flussi di scambio, che anziché far riferimento all'Africa iniziano nell'VIII secolo a interessare l'Italia meridionale. Esistono però anche produzioni locali, perlopiù ceramiche grezze e da fuoco, e non mancano generi di lusso (come la ceramica detta "Forum Ware" e le brocchette bronzee di tipo "copto") importate da Roma o da centri anche molto distanti dalla Sardegna.
Venne scolpito nelle botteghe di Ostia il più antico sarcofago marmoreo di soggetto cristiano, un frammento del quale - raffigurante il "Sacrificio di Isacco" - fu ritrovato a Olbia ed è oggi custodito nel Museo Archeologico Nazionale di Cagliari.

Fra gli scavi archeologici più importanti si annoverano quelli che hanno contribuito a chiarire e in parte a ridisegnare la storia urbanistica di Cagliari nei secoli di passaggio dall'antichità al medioevo. Indagini a carattere d'urgenza si sono così trasformate in occasioni di cantieri-scuola, che hanno visto impegnate équipe della Soprintendenza Archeologica e dell'Università, con risultati talvolta non confinati al campo specialistico ma aperti - come nel caso dell'area archeologica sotto il Museo e la chiesa di Sant'Eulalia - alla più ampia fruizione collettiva.