Il graffito paleocristiano

Uno dei segni archeologici più ricorrenti nel panorama urbano di Cagliari è senza dubbio costituito dalle numerose cisterne, peculiari strutture ipogeiche realizzate per la conservazione di depositi d’acqua. Cronologicamente la realizzazione di tali strutture risale già all'età punica, e prosegue poi in età romana e medievale.
Uno dei segni archeologici più ricorrenti nel panorama urbano di Cagliari è senza dubbio costituito dalle numerose cisterne, peculiari strutture ipogeiche realizzate per la conservazione di depositi d’acqua. Cronologicamente la realizzazione di tali strutture risale già all'età punica, e prosegue poi in età romana e medievale.

Una delle più importanti cisterne cittadine risulta ubicata nell'area dell’Orto dei Frati Cappuccini in viale Fra Ignazio. Si tratta di un'imponente struttura, non a caso nota come "il cisternone" (ecco le misure: altezza m 8; larghezza m 180; lunghezza m 130), la cui presenza venne già a suo tempo segnalata dal canonico Giovanni Spano nel 1861, il quale inquadrava cronologicamente la realizzazione della cisterna in età punica.

In realtà gli studi successivi hanno portato a collocare la realizzazione di tale struttura in età romana e ad interpretarne la funzione originaria come "latomia", letteralmente "cava per l’estrazione della pietra", in questo caso del calcare.

A conferma di questa ipotesi sono ancora ben visibili i segni dell’estrazione dei blocchi affidati a maestranze servili. Solo in un secondo momento la latomia sarebbe stata trasformata in cisterna come testimonia il rivestimento delle pareti in cocciopesto utilizzato per l’impermeabilizzazione dell’ambiente ipogeico.

Il cisternone dell'Orto dei Cappuccini, oltre che per le sue dimensioni, è però rinomato per un importante rinvenimento avvenuto al suo interno nell’agosto del 1997. Su una delle pareti venne infatti rilevata la presenza di un graffito classificato come paleocristiano e interpretato come raffigurante la cosiddetta "Navicula Petri", la nave della Chiesa.

Il graffito, decisamente schematico, propone comunque una riconoscibile raffigurazione di nave romana con i bracci dell’albero maestro a croce e la vela spiegata, da cui pendono le lettere alpha e omega, prima e ultima lettera dell'alfabeto greco, che nel libro dell'Apocalisse esprimono l'eternità e quindi la divinità di Cristo. È poi presente la "croce monogrammatica", con le iniziali greche (X e P) della parola "Chr(istòs)", Cristo. È anche riconoscibile la presenza dei dodici apostoli, simboleggiati da dodici barrette verticali disposte a prua, che gettano in mare una rete a simboleggiare la loro missione di "pescatori di uomini".

Merita infine di essere segnalata la presenza di una firma che, benché non del tutto leggibile, rende possibile risalire al nome dell’autore del graffito: un Ianuario o Ianuaria.

Il graffito è stato datato al IV secolo d.C., intorno agli anni 304-305 durante l'impero di Diocleziano, l'ultimo imperatore romano a promuovere azioni persecutorie nei confronti dei cristiani. Se tale inquadramento cronologico fosse corretto, il graffito potrebbe essere interpretato come testimonianza di fede di un martire cristiano imprigionato nella cisterna - evidentemente riutilizzata come prigione - prima di essere passato a morte nel vicino anfiteatro.

La questione interpretativa rimane comunque ancora aperta.