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I BENI CULTURALI DELLA SARDEGNA
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Le sculture bizantine

Fra il X e i primi decenni dell'XI secolo, quando la Sardegna bizantina evolveva nella Sardegna giudicale, si colloca un'importante serie di sculture marmoree, proveniente da diverse località del Cagliaritano, fra le quali riveste uno speciale interesse la lastra con grifo e pegaso, ritrovata in mare presso l'isola di San Macario (Pula) e custodita nel Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. Si tratta di pilastrini e plutei di recinzione presbiteriale e di diverse iscrizioni in lingua greco-bizantina con i nomi dei più antichi giudici di Cagliari.

La tecnica e i motivi ornamentali di queste sculture rivelano forti relazioni con la costa campana, sede di ducati di cultura bizantina, mentre le iscrizioni in lingua greco-bizantina dimostrano che, nella fase formativa, l'istituzione, la cultura e l'arte giudicale avvertono il bisogno di legittimare la propria realtà storica attraverso il riferimento a Bisanzio quale fonte di autorità suprema.

Per i marmi epigrafici e scultorei mediobizantini del giudicato di Cagliari si è generalmente affermata l'equazione secondo cui alla parte corrisponderebbe il tutto, ma bisogna avvertire che la sola presenza di frammenti scultorei altomedievali, quando non suffragata da ulteriori dati di contesto, non basta a comprovarne la natura di "documento" indiscutibile dell'esistenza di un'architettura coeva, o comunque preesistente che sia stata dotata, tra la metà del X e i primi decenni dell'XI secolo, di arredo liturgico o decorazioni architettoniche in marmo. Nella maggior parte dei casi, infatti, non è possibile dimostrarne la condizione di materiale locale, tantomeno la relazione con una fase più antica del medesimo edificio. In alcuni casi se ne può proporre la pertinenza ad altro edificio, coevo ai materiali ma non necessariamente ubicato nello stesso sito, seppure a non grande distanza dal luogo di reimpiego, dato che si deve supporre non più di una giornata di carro, per una convenienza nel trasporto dei materiali.
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