Padria, chiesa di Santa Giulia, ante 1520

Architettura gotico-catalana

La tipologia costruttiva gotico-catalana, sviluppatasi in Catalogna, venne introdotta in Sardegna nel XIV secolo dagli Aragonesi durante la conquista militare dell'isola.
Per l'erezione delle chiese essa prevedeva aula unica, talvolta con cappelle laterali ricavate tra i contrafforti, presbiteri quadrangolari o poligonali il cui numero di lati è uguale al numero delle campate dell'aula. La copertura di quest'ultima poteva essere lignea a spioventi su archi diaframma ogivali o a volta a crociera nervata da snelli costoloni. La copertura dell'abside e delle cappelle laterali è invece sempre a volta a crociera costolonata e chiusa da gemma pendula recante la figurazione della Madonna col Bambino, del Cristo o del santo titolare della chiesa.

Questa tipologia conosce il suo primo esemplare in Sardegna nel santuario di Bonaria a Cagliari, edificato tra il 1324 e il 1325 (anni dell'assedio del Castello pisano) ad opera delle maestranze catalane giunte in Sardegna nel 1323 al seguito dell'esercito guidato dall'infante Alfonso d'Aragona per la conquista territoriale del "Regnum Sardiniae et Corsicae".
Dal prototipo del Santuario di Bonaria si diffuse nell'isola - secondo il modello di sviluppo centro-periferia e al pari di altri aspetti della cultura catalano-aragonese - la tipologia costruttiva di stile gotico iberico, che continuò ad essere adottata in Sardegna fino a tutto il Cinquecento, accompagnata dall'elaborazione di un linguaggio sardo-ispanico che persiste fino al XVII secolo. Monumenti emblematici sono al meridione le numerose parrocchiali campidanesi (di Assemini, Sestu, Settimo San Pietro, ecc.) esemplate sul modello del San Giacomo di Cagliari; al nord la chiesa di San Giorgio di Perfugas e le parrocchiali di Padria, Thiesi, Cossoine e Pozzomaggiore.

A partire dalla metà del XVI secolo le parrocchiali del Meilogu si costruiscono o ristrutturano secondo i modi del Gotico-catalano più fedeli ai modelli che nel 1520 avevano prodotto la chiesa di Santa Giulia di Padria. L'omogeneità di queste fabbriche farebbe pensare a un gruppo di operatori locali attivi per oltre un secolo, ma di cui non si è ancora riusciti ad appurare la provenienza. Tuttavia la lunga durata delle fabbriche, che finivano per accogliere anche elementi del nuovo linguaggio rinascimentale, rende questi edifici assai rappresentativi di quella simbiosi di vecchio e nuovo, che con termine mediato dal castigliano si denomina "Plateresco".