Chiese e fortificazioni della Sardegna bizantina

In assenza di fonti documentarie, si può ipotizzare che la Sardegna abbia condiviso solo in parte la profonda crisi politica, sociale ed economica, alla quale l'impero romano va incontro a partire dal III sec. d.C.
L'isola infatti non sembra coinvolta negli scompensi di diverso grado e natura, che investono altre terre mediterranee ed europee, mentre risulta ben presto interessata da uno dei principali fattori disgreganti l'unità e la varietà religiosa dell'impero, il cristianesimo.
Già all'indomani dell'editto di Milano (313), con il quale l'imperatore Costantino concedeva ai cristiani libertà di culto, la partecipazione del vescovo Quintasio al concilio di Arles (314) attesta l'esistenza di una sede diocesana a Cagliari, anche se non è possibile accertare la reale entità della sua comunità cristiana e l'incidenza nel tessuto politico e culturale della città.
Dopo il 455 la Sardegna viene occupata dai Vandali, insediatisi nell'Africa mediterranea, ma non si rintracciano, almeno allo stato attuale delle conoscenze, segni di una reale attività dell'elemento germanico nel corso storico dell'isola, che si mantiene invece nell'alveo delle tradizioni dell'occidente latino fino al momento della riconquista da parte dell'imperatore Giustiniano.
Il patrimonio architettonico della Sardegna vandalica e bizantina non è abbondante, ma comunque significativo di un periodo molto importante nella storia dell'isola. Sono ancora poco conosciute le strutture militari, andate in massima parte distrutte. Si conservano invece chiese, a pianta sia longitudinale sia centrale, e battisteri, la cui costruzione si può collocare fra il V e la prima metà dell'XI secolo.